Come dicevo

Una volta avevo delle opinioni
Che sventolavano purpuree
Sui bastioni dalle torri
Dei miei migliori discorsi

Una volta, appunto, avevo
Dei sogni e delle utopie
Così belle, così lucenti
A tratti eroiche e svenevoli

Una volta, al tempo di Berta,
C’era moltissimo tempo
E giardini d’inverno dove calciare
Palloni di fiori e sussurri
In partite infinite tra me e me stessa.

Come dicevo, una volta.

Viva

Tra le righe
E le squadre
Un filo alla volta
Tra le maglie
E tra i verdi e gli arancio
Tra un momento
E in tramestio
Tra il colore
Del cielo che nasce
Tra queste cose e
Quelle altre, dov’ero un giorno
Dov’ero per sempre

Tra qui e ora
Tra mondo e inferno

Io, mi slancio
Mi aggrappo e risalgo
A volte, per ridere,
Cado, in rotta
Interrotta
Ma viva, infine Viva.

#jamesbruntartist

Meteora

Come una meteora
Il mio nome svanirà
Accerchiata da stelle fisse
E invogliata dall’ecpirosi
L’ansia di raggiungere
La fine dell’universo
E ritornare secolo dopo secolo
Alla volta dello stesso orizzonte
Una generazione dopo l’altra
Forse la scamperò

Una via dopo l’altra
In spirito e in carne
Il tempo per me sarà un nulla
E un tutto di quark
Dove, con gli occhi chiusi
Sarò nascosta, nascosta a tutti
Nascosta a tutto.

Oso

Come osate?
Come osiamo essere qua
Cenere di stelle morte da un pezzo
Caduti per caso su un pezzo di tempo
Incapaci, intolleranti, nemici a noi stessi
Custodi incuranti
Lanciati nel cosmo
Soli e piangenti

Come osiamo?
In centomiliardi di stelle
Tra la desolazione di steppe spaziali
Qui, nel nostro buco di fango e sputo
Come osiamo?

Come osate?
Osiamo perché non siamo
Nulla di più che un nulla in deflagrazione
Consapevole e partecipe.

Dei mostri

I cuori dei giovani ondeggiano sempre
I cuori dei mostri si ammaestrano all’ombra
I cuori dei santi corteggiano i peccatori
E nel cuore mio, insieme al tuo
Tutto si mescola, si cambia, riduce, evolve
I cuori dei giovani ondeggiano a volte
I cuori dei cinici non scuotono i ciliegi
I cuori dei morti sussurrano strade
E i cuori dei mondi palpitano di vite
Un rimescolio di cellule, cerebrali e non

E nel nostro di cuore tutto è niente
Noi siamo i giovani e i santi e i mostri
Noi siamo i cuori, i cuori dei mondi.

Gioco

Il gioco si fa duro
E io mi costringo a giocare
Ma le mani sono di gesso
E sfarinano, non muovo i pezzi
Un dito via l’altro caduti
Sul tavolo a scacchi, sul campo vuoto

Il gioco cambia le regole
Ogni volta che mi giro
Per sentire i rumori intorno
Per bere un sorso di colore
E io non ci sto più dietro
A certi meccanismi segreti
Vagamente ostili, per fare sì
Che ci sia un livello nuovo
A cui non so accedere

Non so giocare
Abbandono la partita
Abbandono il mondo

a-solo

reuben-wu-an-uncommon-place-alien-landscapes-designboom-06

Mi ricordo il tuo viso
quando mi dicesti
ormai sono solo,
sono rimasto io
e lentamente tutto decade

mi ricordo quel momento
e la sensazione stordente
del veleno della solitudine
quando tutto non aveva più senso
tranne il disfarsi costante e cinereo
del mondo intorno, dei legami, del tempo

e sognando stanotte, nel sogno del sogno
quel momento avevo in noce
l’urgenza della decadenza
dell’estinzione di massa:
che sarò forse l’ultimo
l’alieno sulla Terra
senza un sangue che richiami il mio.

“Esiste qualcuno di più triste
di chi non può nemmeno sapere
s’è rimasto solo, se sente che lo sarà
ma il tempo gli rema contro
perché accetti senza vivere
nel sogno del sogno
l’universalità del morire?”

Tutta la filosofia del mondo
non mi toglierà il dolore
della perdita senza ritorno,
del momento prima che il mio sangue
sia solo acqua di fiume.

 

 

 

Immagini

Immagina che la terra sia piatta
Liscia, come uno specchio
E tutti che provano a camminarci sopra
Con lentezza esasperante, scivolino
Come fanno sulle loro scuse
E si riflettano, dal basso all’altro
Come non sono più capaci di fare

Immagina questa terra, così piatta
Da non poterne nemmeno disgiungere le parti
Dove un giorno è uguale agli altri
E i continenti non si possono muovere
O salutarsi, nei diversi panorami

Immagina su questa terra
Che livella tutti, che fa sentire impotenti
Immaginala, ci vivo tutti i giorni
Ed è meno peggio di quello che senti.

Visione

Nei momenti di certezza
Quando la novità si incolla
E mi fa da abito e pelle di ricambio
Nei momenti più indecisi
Quando non ho chiare le idee
Ma la bocca aperta e viva
Che non si vergogna
Di fare scena e non muta, badate

In quei momenti in cui l’antico
Si unisce al migliore e sei
Per un giorno lunghissimo
Una persona ch’è bella
Pure al tuo cuore,
Lì, mi ricordo
Perchè mi piace
Essere me stessa.

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