Annibale

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se approssimiamo
le cifre al minimo
albeggiante comune denominatore
un dna rimane nascosto
la chimera assurda
bluette, come occhi finti
quei vetri espansi
che ti ostini a chiamare occhiali

la mia vena reattiva,
come vedi non sgorga più
neri rimasugli, grumosi e liquidi
come se tutta la noia del tempo
si fosse addentrata, intromessa
fra i recettori sinaptici
fra le molecole curvilinee.

in un chiaro segnale di attacco
brilla un solo granello di sale:
anche in questa vita
Cartagine la grande
sarà rasa al suolo.

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uno qualunque

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Il mio cuore
È un bel deserto
Un luna park dismesso
Pieno di cemento e terrapieni:

Vento freddo soffia
Sui mari senza bagnanti
Solo grida di animali antichi
E figure di vecchi intabarrati

Il mio cuore
Un deserto asciutto
Di volpi artiche e africane
In danze d’amore sorprese
Nel mezzo delle urla dei coyote
Nella notte albeggiante

Un frinire di foglie secche
Mi riporta al momento

Un deserto
Il mio cuore;
Oasi distanti
Fra le morgane.

epifania

È un crimine
con sole vittime
nessuno sa come ne usciremo.
Urlò la guardia di notte
al cielo muto e spento.
Ci fu poi quel rombo,
di tuono e vento -ricordi?-
e la montagna si ruppe
nel mezzo, come una noce
il mallo liscio e profumato
in pezzi, uscì
Travolse gli sbigottiti
alimentò gli affogati.
Per caso,
della guardia, si perse traccia.
Qualcuno dice
fosse solo, solo
un messia di ronda.

dopo di noi

Piove dannunzianamente
Piove, su tutti
sulla gioia e il sopore
sui piedi angelici
e sulle cime dei larici

Piove tanto che s’infanga
il metro quadro
che tenevi limpido

Piove e per mano
le allegre gocce
scivolano sui raggi di luce
una via l’altra
rotonde e lucenti: un riso cosmico

Piove e sono grata
dell’odore di pioggia
che mi piove dentro
e in casa, nelle scarpe
sugli edifici diroccati.

Piove e un giorno
riprenderà a piovere
nelle mani a corolla
dei fiori secchi.

il sole

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Il sole mi attanaglia da quasi sei mesi.
Ogni mattina apro le finestre e spero sia nascosto, scomparso, disattivato.
E invece no, sempre lì.
Il sole mi piace, ma lo preferisco quando un salubre strato di nubi, nuvolaglia o nebbia lo ingentilisce, lo fa tiepido, confortevole, come un gatto addormentato ma vigile.
E invece, è qua. E non si scorda di splendere ogni giorno.
Una specie di condanna karmica: sei stata male, hai avuto l’ansia e la depressione (lievi per fortuna), hai perso Glauco, un lavoro che amavi, la fiducia del tuo pulcino, così tante cose, lo scrivere, il leggere, e io splendo. Splendo. E non ti lascio in pace.
Ti stano, ovunque tu sia: mi insinuo sotto le tue lenti, filtro da qualunque angolo tu trovi riparato, ti faccio sudare, imprecare, detestare le mezze stagioni, che tutti adorano, il sole, tutti sono solemaniaci, tranne me.
A volte mi sembra peggio di una tortura cinese. Rinasco con la pioggia e il freddo, e la neve (se qua resistesse) e invece è come se dovessi restare opaca, assonnata, passiva.
Lo faccio, anzi non lo faccio, come i cinesi insegnano mi lascio trasportare dalla legge cosmica, il Wu Wei, il Non Agire, tanto suderei, mi troverei a remare contro al mondo. Quindi rimango al buio. Per fortuna vivo in una casa degli anni sessanta, con muri spessi e penombra perenne su un lato. Si sta bene qua, non c’è gente, posso smettere di sprecare del tempo a sorridere, avere cura di cose che non mi importano più, perché si usa così.
Per fortuna, esistono piccolissimi soli opachi, quasi lune, che splendono laggiù, venute da chissà che galassia, aliene, vergini. Solo mie. Segreti così bene in vista, che solo io ne so la bellezza nascosta, o meglio me la figuro: il futuro, come di Calvino, è il mio territorio da conquistare, che mi viene incontro mentre cammino, ed è solo mio.
Mi piacerebbe poterlo fare all’ombra, però. Mal sopporto le lande assolate.

I Filosofi

Una cosa peggiore dei creduloni? Gli pseudo filosofi che si inchiappettano a vicenda prendendo per il culo chi non la pensa come loro. Quando fare cultura non serve a niente. Gente che prende in giro con la presunzione di avere le chiavi in tasca per costruire un sistema di pensiero nuovo, perchè sicuramente senza tutte le filosofie passate non ci farà un minestrone insipido e inutile, no. Loro sono meglio. I filosofi bulli mi mancavano. Il piacere sottile di dire e deridere quelli che hanno gettato le basi per la loro libertà di pensiero, come se fossero stupidi o chissà che. Cosa probabile, ma da qui a incoronarsi reucci del reame Immateriale, basta niente. Non esiste un pensiero migliore, peggiore, decostruibile a colpi di piccone e merda. Siamo tutti sullo stesso livello, perchè siamo tutti creature senzienti, con pensieri e sistemi di pensiero. Volete rifondare la libertà nel pensiero occidentale? Prendendo a sassate gli altri, verrà un lavoretto di fino. Sicuro. Nessuno ha maggiori diritti di altri sul modo di essere e vivere. Non scordatelo. Non siete più bravi, intelligenti o meravigliosi di nessuno. Anzi, se posso, meglio cento volte i miti santoni che classificate come imbecilli orientalisti incapaci di pensare in autonomia. Almeno, una parvenza di rispetto, ce l’hanno. No. Non ci siamo. Non siete Nietzsche, non siete Dio e non sarete mai ricordati. Meglio le filosofie piccine delle persone senza velleità astruse. Di gran lunga.

effetto neve

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Sogno cose intere
facce che conosco
gli do tempi e modi miei
dalla cisterna fonda
risalgono parole, sorrisi, caratteri
e quei volti disturbati
come un effetto neve continuo.

Non è sicuro
compiere balzi d’immaginazione,
lo spazio è ristretto
ci vuole poco per sbagliare
e balisticamente cadere,
a peso gravitare

Sogno cose intere
a volte dimezzate,
cose in cui sono sola, seppure affollata
e finiscono sempre male;
gli angeli onirici non mi risparmiano.

 

ospite misterioso

Vieni su di me,
ospite misterioso,
di roseo frusciare
riempi il giorno acuto
e splendi di peli candidi
stella ignota,
irraggia i miei mondi
pieni di spigoli gelati

le stanze del tempo
vibrano d’aria elettrica
piene come sono
di felini liquidi
che litigano, mangiano,
amoreggiano, corrono
con la saggezza eterna
di due occhi assopiti.

Vieni con me,
prelevami il fiele
e addolciscilo
con i tuoi occhi innamorati
il tremore vanigliato
che la tua vita mi regala
mentre dormo, e mi pesi addosso
e mi ricordi che c’è di meglio
che c’è dell’altro.

Vivi

Nei rimasugli di attesa
eri proprio lì disperso,
con sollievo
ti riconoscevo
ed era così grande
che tutto fosse al suo posto:
tu, il mio cuore
io, nel tuo cuore

Era vero
sono sicura
in dimensioni parallele
io ti ho trovato
eri vivo
come ancora sei, troppo
eri vivo
io viva più con te
senza strappi o lacune.

Sono grata al sogno
di saperti vivo
uno sbaglio di significato
crederti morto.

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