Digressione

Senza un plissè
la diga si arresta
e con lenta morenica precisione
gli scarti si aggregano
concrezioni vagamente nevrotiche

Scende a valle, e la invade
un grado, un passo, e un cuore
alla volta, incide
spurga il meglio e lo dilegua
nell’acqua, si scioglie calcareo

Un suono minaccioso di elettrica corsa.
La valle e tutti i suoi viventi
contenti, si abbracciano
nel loro lerciume

Almeno, il freddo
ha un senso in fisica.
Tutte le particelle
si arrestano.

Il grande freddo

Digressione

Mi ritrovo assente
e le masse di gioia
che si gonfiavano sotto i pali
come favi di vespe multicolori,
esplosi, nella notte sciolti

Mi riparo dal tempo
e rispondo con urla
ai tuoi sussurri – d’adeguarsi-
Non se ne parla.
Non si parla, si balbetta.
I lampioni seguono la moda
anch’essi sbarbellano

I massi scrostati
mi restituiscono
licheni e pianticelle
con poche radici.

Vespai

Digressione

12558337_1294205353929066_1471693024_navrei voluto un manto
presente, e insieme corrosivo
che mi togliesse pelle
ed autonomia

un lungo, appariscente
codone da volpe pavonata.

ho voluto invece
tute d’astronauta
di energia rimanente, luccicante.

ed è chiaro
che sulla Terra, non serva.

stamani mi sono svegliata
e l’ho trovata piena di fiori
minuscoli nontiscordardimè
che sussurravano ondeggiando
sei anche tu, Terra.

nontì

Digressione

18057720_1914529978831030_4212337233521698087_n

fabbricare, fabbricare
un giorno adesivo,
comprendendo il sunto del cielo
punti di sutura, neri e incrostati
su questi immobili corruschi soffitti.

fabbricare, lavorare, lavorare
dipendenza, e indipendenza
e tue misteriose corroboranti distensioni,
così, attraversati da ciminiere
lucenti, sfibranti, essudate

lavorare, lavorare, fabbricare
incunaboli, cubicoli
nelle miniere, le prostitute di giorno
sciupate come canarini gassati;
qui si produce, si produce,
un futuro forgiato al suono di risate

tu, fabbricante, lavorante, questuante
fabbricare, fabbricare, fabbricare
preferisco il rumore del male.

Fabbricare, fabbricare, fabbricare
Preferisco il rumore del mare
Che dice fabbricare fare disfare
Fare e disfare è tutto un lavorare
Ecco quello che so fare

Dino Campana

fabbricare

Digressione

è lei che prova le cose che non provo
e mi assilla, seduta sulla mia spalla
di marmo, instilla lunghissimi fili
imperlati di angosce, solitudini
lungo l’orecchio, dal trasalimento in poi.

è lei che verifico ogni mattina
sia al suo posto, mi tenga il passo corto
e col respirto infilato a forza sotto le unghie
che scalzi anche l’ultima legione

lei, e solo lei, che mi istiga
e insieme mi culla
dei dolori, della fine,
che forse, una fine
ci sarà.

è lei, e sono io lei,
e lei io sono, intendo.
pallida e vergine.

/Griselda/

G

Digressione

Si è fragili
e si finge fortezza
si è soli
e si ostenta consiglio

Perché un viso
ben lustro di sapone
ha un lato negativo,
di tutto il dolore pulito
resta un rancido afrore.

Se vogliamo ammettiamo
pure, che i deboli di cuore
hanno vita difficile.
Che corrono poco, e a fatica
in un percorso liscio e in pendenza.
Colleziono le mie cicatrici
e le apro, come bocche e vulve,
di fronte al secernere continuo
di cattiverie atroci, io mi apro.
Che mangino pure.
Sono il corpo infilato
espanso, nei loro cuori morti.

Fra

Digressione

Esiste di me
un lato decliviante,
scivoloso di curiosità ornitische
un viaggio inconsueto
aspettando il treno dei pensieri

E a volte ci faccio un giro
mi dimentico del perché
e per mano la gioia mi corre
incontro e scivola,
scorrendo quasi, da tanto ha fretta.

E tu, seguimi, vienimi a prendere:
cadremo insieme sui cumuli gialli
di piume di ranuncoli

Sorrideremo, e per oggi
niente di niente
sarà serio, più di noi.

Es