Nuche

Di nuche
Della superficie fragile
Un velluto di intensità
Quel punto preciso
Dove passa l’anima
Una preda delicata
Inconsapevole
Degli occhi spioni
Quel punto d’incontro
Tra il portare pesi
E il pensare di noi

Di nuche
Nuove o vecchie
Di un cuore
Che è più selvaggio
Di quello che crede
E forse anche più innocente

Di nuca
Ti vedo
Tu non lo sai
Ma ti vedo.

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Maggi

Cani

When there’s too much humanity
And you don’t know where to run
And hide and breathe
And watch to hug misteries and miseries
Your loved ones your troubled lost
Focus on air, close eyes and hands
Swipe all people around you
Simply swipe

Leave only dogs
A whole happy dog city
You and them
And birds, of course, too.

*

Quando c’è troppa umanità
E tu non sai dove correre
E ti nascondi e respiri
E osservi per abbracciare misteri e miserie
Quelli che ami quelli complicati perduti
Concentrati sull’aria, gli occhi e le mani stretti
Cancella tutte le persone intorno a te
Basta scorrere la mano

Lascia solo i cani
Una città di cani tutta felice
Tu e loro
E anche gli uccelli, ovviamente.

Parigi val bene

I luoghi sono grandi persone
Infuse d’animo millenario
Alcuni sono giganti
Altri minori,
Eppure i luoghi parlano
Con lingue lente e metodiche
Fatte di passi, di sogni e di turbamenti
Rubate dai passanti, cullate dai colombi

La storia non la fanno gli uomini
O meglio non solo quelli di adesso
Ma le genti antiche, e le ossa delle case
E delle cattedrali, le pareti, e le strade e i fori

Per cui, quando amate un luogo
Ricordate, è la storia di uomini come voi
Concentrate e diluite in tre dimensioni
Che amate e per cui patite

E per la storia nelle ossa del tempo
Che i cuori sanguinano e gelano
Per la storia e per l’umanità
Così immensa in così poco spazio
Lanciato nell’universo.

*a Notre Dame, Ninive e Palmira

36

Ti ho sognato
Anche oggi
Tra le 7 e le mille

Ed era strano
Perchè dormivi, un po’
Incosciente, mezzo andato
Passavi da un posto all’altro
Sempre per dormire o poltrire
E io ti chiedevo se era tutto a posto
E tu, con il sorriso dell’inconscio
Dicevi niente e vedevo tutto
Nei tuoi occhi grandi.

Non ho sofferto o gioito
Credo che forse
Ora ti lascerò dormire
Anche dentro di me.

Gita

Domani ci voglio andare in gita
Su quel buco nero
Tenerlo vicino e fotografarlo
Come i turisti con i leoni
E voglio sdraiarmi al suo freddo eterno
Abbronzarmi con i neutrini che nuotano
Velocissimi nel nero, per non farsi prendere

Domani vado in gita al buco nero
E ci faccio un weekend intero
Da sola, con i miei amori sparsi per lo spazio
Con l’universo bellissimo e rarefatto
Cullata dalla materia oscura
Accecata dalla bellezza d’essere qui e ora.

Avvolte

A volte

Che non ti sembrano neanche vere
Colte in fallo nel levitare dei mondi
Quei sogni crudeli e insieme onesti
Tuttavia pieni di segni e suoni

A volte
Implodo nel tempo e nello spazio
Mi faccio grumo d’incapacità
Ed ascolto le parole

Quando dovrei chiudere
Con i tempi andati e le ricorrenze incidentali

E in quelle volte
Mi concentro più che posso
Per diventare un punto intenso
Il centro e la periferia del tutto
Senza meta senza storia

E quando ci riesco, come oggi
Torno da te, che per fortuna
Mi aspetti, sempre.

35

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Cosa si può dire a una persona che ha smesso di vivere da quasi quattro anni?
Oggi, anche se sarebbe stato il tuo compleanno, voglio pensare a me stessa, per una volta.
Mi ti immagino, nel posto che ho pensato per te, a trascorrere sereno (forse felice) il tempo, fino a quando sarà toccato a me, e ti avrei raggiunto. Ecco, cosa avrei mai potuto dirti?
C’è una bella vignetta in cui una persona racconta che una delle sue paure sarebbe essere ucciso da un fantasma, perché a sua volta diventerebbe spirito e dovrebbe passare l’eternità in imbarazzo con il suo assassino. Cosa si dice a chi ti ha cambiato la vita?
E tu, cosa risponderesti?
Perché sono sicura che non te ne sei reso conto, ma sarebbe stato difficile farlo, dell’impatto da bomba atomica che hai conseguito. Cambia tutto. Come se fosse stato il punto di convergenza dell’intero universo, oltre il quale ne è scaturito uno nuovo, impoverito di te, una ecpirosi*. Diverso.
Ecco, mi sentirei come quell’uomo assassinato dal fantasma, molto molto in difficoltà.
Al netto del dolore, delle implicazioni emotive, affettive, parentali, me lo chiedo sul serio: cosa dirti ora?
Potrei raccontarti di come sono cambiata, radicalmente. Di come un sacco di belle ipotesi e idee sul mondo siano andate a ramengo circoscrivendo sempre di più lo spazio vitale in cui mi sento bene e al sicuro. Potrei raccontarti della faccia di gesso che non abbandono da un sacco di tempo. O magari delle persone che ho dimenticato del tutto, incapaci di comprendere la vastità del cambiamento e quanto esso abbia svelato me per come sono davvero fatta (non un granché come essere umano, probabile ne rideresti come quando mi dicesti “Ah! Finalmente anche tu hai fatto una stupidata!”) e come a chi ho intorno questo irriti un po’, la blandizie non è mai stata un mio pregio.
Oppure potrei chiederti. E ascoltarti ancora, come sto facendo da molto tempo senza avere una risposta. Ma è poco importante questo, ora, perché il punto è che stare insieme sarebbe scomodo e molto molto complesso da spiegare. Non sono arrabbiata, credo di non esserlo più, di sicuro non con te. La mia rabbia eventuale diventa solo fiamma fredda di zero assoluto che ferma le particelle elementari e immobilizza il pensiero stesso, e in effetti per molte concrezioni in me, molte considerazioni e tanti tanti rapporti umani, è andata così e credo rimarrà così.
Ti lascio con una citazione bellissima, una frase che parla del dopo, esattamente come mi sento io, poco prima di partire per il futuro.

“Come fai a raccogliere le fila di una vecchia vita? Come fai ad andare avanti quando nel tuo cuore cominci a capire che non si torna indietro? Ci sono cose che il tempo non può accomodare, ferite talmente profonde che lasciano un segno.” Frodo Baggins 

*L’ecpiròṡi (ekpýrosis, da ek “fuori” + pýros, “fuoco”, cioè «[uscito] fuori dal fuoco»), nella filosofia greca, è la conflagrazione universale (o anche “grande incendio e fine del mondo”) secondo la fisica degli stoici, per i quali ogni cosa deriva dal fuoco e nel fuoco ritorna alla fine del proprio ciclo evolutivo o anno cosmico (circa 100.000 anni), per poi rigenerarsi in una palingenesi.

Corsi e ricorsi

Sveglia alle 5.45
Pioggia di varia intensità
Sede del corso da raggiungere a piedi nelle pozzanghere
Aula fredda, piedi bagnati già alle 8.30
Tre ore di battutine a sfondo maschilista, filmati simpatici, perle in dialetto trentino, foto simpatiche, tizia che ci teneva a condividere TUTTI i suoi aneddoti lavorativi sulla sicurezza e non
Pranzo, ricerca di un posto decente con pioggia di media intensità alle porte del nulla
Pizza fredda con the freddo e “l’ombrello fuori che scivolo”. No, cicci, piuttosto in borsa.
Pioggia più forte ancora
Altre due ore replica di quelle sopra con acuimento della condivisione aneddoti e vario maschilismo/simpaticismo/trentinismo/banalismo
Test finale 8/12, boh.
Pioggia intensa
Raggiungo la stazione con i piedi fradici in anticipo sul bus.
Scopro al suo arrivo che devo fare DENTRO il biglietto, scavalco una panchina di marmo facendomi male e nuoto nel mare di gente ammassata e acqua piovana.
Entrata biglietti, tre sportelli lenti. Lenti. Abbonamenti per plutone immagino. Sbuffo e cambio sportello. Finalmente tocca a me “faccio prima che posso” il bigliettaio. Che simpatico sei.
Salgo, nemmeno un posto su autobus doppio.
Pioggia battente, adolescenti rumorosi e ridacchiosi.
Finalmente mi siedo, piedi gelati, fastidio montante, male alla gamba.
Utili sti corsi della sicurezza, davvero.

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