il virus

-Il soggetto H presenta delle incapacità a livello relazionale.

-Avete provato a stenderla con la televisione?

-Sì, professore, ma il suo pensiero non si concentra, non si relativizza, non si risciacqua.

-Mmh… e con i libri bestsellers? danbrown, moccia e via dicendo?- diceva raschiandosi il mento rasato alla perfezione.

-Ha letto pure la modigliani ma non c’è nulla da fare. È pervicace.

-Fatemi provare ancora una cosa.

La mano dal camice bianco si avvicinò con la leggera peluria scura al viso del soggetto H. gli aprì gli occhi. Un colore tutto sommato prevedibile, ma in qualche modo disgustoso scorreva in quello sguardo così incapace di allinearsi.

-Nemmeno con i finti salotti culturali avete ottenuto qualcosa?

Il dottor Vermiglioni scrutava con attenzione le iridi scure e troppo espressive. Mancava quella luce vacua che tanto rassicurava i pensatori per finta.

-Scrive sempre quello che pensa. Neppure i social network hanno avuto effetto sul suo senso critico.

-Mi sa che non c’è niente da fare. Un altro soggetto perso. Mandate al macero anche lei.

Un nastro trasportatore si azionò e la lunga fila di corpi cartonati, liofilizzati, incubati si diresse con lentezza esasperante verso l’imboccatura dell’altoforno.

Materiale per libri di consumo falsamente interessanti, che spreco di forza lavoro, pensò Vermiglioni.

Al telefono nero la discussione finì bruscamente:

-No, nemmeno stavolta. Il virus dilaga, mi spiace signor Presidente.

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