autisti

Gli autisti d’autobus e pullman e corriera sono una categoria tutta a sé e quando ci passi tutta la vita sui mezzi pubblici, cominci a fartene un’idea e una classifica ben precisa.

In genere in città è difficile la fidelizzazione, causa troppe corse, troppi turni, facce, scioperi e scambi troppo rapidi.

Ma ho scoperto che nei paesi un po’ sperduti questo è necessario, la conoscenza anche superficiale, le antipatie e tutto quanto che la forzata frequentazione produce.

È ormai da settembre che ogni giorno viaggio da Riva a Limone per lavoro e l’autista che incontro è sempre lui, della categoria padre buono. Infatti si comporta con quieta condiscendenza nei confronti dei passeggeri, sapendo quanto poco sia accessibile la corsa: li indirizza, li fa scendere e li aspetta per prendere il biglietto, gli dà indicazioni di orario, andate e ritorni. Viaggia sempre con velocità di crocera, tranquilla, mai frettolosa, giusta insomma. Si presenta in orario perfetto, spesso con un gradevole tenue anticipo.

Proprio l’altro giorno mi ha persino fatto l’occhiolino da zio che vuole starti simpatico e vedi solo a natale.

A me questa categoria più che piacere fa comodo. L’unico pedaggio da pagare è una certa cortesia forzata che detesto: saluti, confidenze, labilità varie. Io non sono qua per farmi amici gli autisti, ma per andare dal punto a al punto b, robe tutte italiote.

Poi c’è la categoria dell’incazzato cronico. Questo è da rinchiudere e sbattere la chiave in cella. Molto spesso in città gli autobus ospitano questi esseri snervati dalle tratte e dal lavoro che fanno (scegliere un altro, no eh?) e che viaggiano velocissimi, sbandano, inchiodano, non ti aspettano, anzi arrivano in anticipo e tu ti inculi perchè lo perdi. Il meglio è quando litigano con gli automobilisti: fuori come mine antiuomo. Mai mai fare l’errore di chiedergli un’informazione, solo rarissime volte lo spiraglio d’odio si apre e ti lascia un centesimo di conoscenza in più.

Mi ricordo uno che di colpo fermò il bus, impugnò la sua macchinetta per il controllo dei biglietti e controllò tutti quanti, con aria truce. Un pazzo.

La mia categoria favorita sta nel mezzo, l’indifferente positivo: ti dà l’informazione, spesso non sa molto ma si prodiga comunque, arriva e parte in orario, non si lascia andare a confidenze inopportune. Insomma, fa il suo lavoro, invece dello psicologo della mutua.

Ve l’ho detto che adoro viaggiare in pullman?

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