noi siamo quelli che

noi siamo quelli che quando decidono di fare qualcosa, poi comunque la facciamo
noi siamo quelli che prendono il sole e lo spremono, un succo di giorno a contenere l’alba
noi siamo quelli che il principale moto del cosmo aspetta prima di sciogliersi, per lungheggiare sul trono delle stelle

ambisco a solleticare anche le nuvole, con gli occhi al cielo
l’oceano non sa il colore delle tue alghe, dei miei risibili sogni
c’è defunto un simbolico arrossito ossesso, che urla, che scalcia
e vantandosene mangia amebe e feti di calcestruzzo
ormai morti, avvinghiati alle colonne del tempo

lo vedi quello che scoppia? Lo vedi il sangue che bolle?
E la lucida saliva che porto nello scettro della mia bocca
per te, per te, sul filo della schiena le bolle di grazia
le aggiungo alle perle del silenzio piovoso
e ancora, placata dall’istinto, ancora dormiamo.

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