il lutto

Non ho mai avuto molti contatti con la morte di persone care. Ricordo quando morirono i miei bisnonni, un cimitero e le loro caramelle fondenti. Ricordo la zia sconosciuta, che restò niente altro che una fotografia avvilitamente felice in seppia e bianco e nero. Tutto qua. Eppure sento che dovrò farci i conti tra poco, se non altro perchè toccherà le persone che amo e questo pacchetto di dolore non lo so gestire, non fa parte del mio range di tranquilizzanti razionalizzazioni. Anche se, ho letto da qualche parte che un divorzio somiglia a un lutto. Con la sottile differenza che il mio ex non è morto (almeno credo). E poi c’è la questione di chi sia la persona che creerà questo lutto, che scomparirà. Perchè in fondo i bisnonni e la zia erano figure fumose ma positive nella loro fragilità, ne vedevo la tranquilla rassegnata forma cristologica e questo mi bastava a farmeli simpatici, anche se solo da morti.

In questo caso, si tratta di una persona che conosco e tra l’altro non ha un ottimo ritratto ai miei occhi. Il migliore (il più vivo) ricordo che ho di lei è lo schiaffo che mi sono presa per averla salutata salendo sul rialzo in cemento della finestra di casa. Il ricordo che riassume tutto quello che sento di lei: una persona difficile. Molto austera, con se stessa e con gli altri, sommessa sempre, ma come se questa tranquillità fosse rabbiosa, molto catarrosa e in fondo inaridita. Forse solo triste. Mi basta pensare alla sua cucina: tutto asettico, salutare, senza sostanza. Mia madre sì cucina con sostanza, anche se certe volte si ostina a voler ricreare quella leggerezza da astinenza che forse pensa sia molto elegante, ma personalmente mi sembra solo autoreferenziale. Quando penso a questa persona mi viene in mente la monaca del medioevo che dopo aver perso il marito si rinchiudeva in convento, in clausura, per sempre. Una vita di certo esemplare, elegantemente scura, ma noiosa. Forse questa fortezza di solitudine ha un motivo che mi sfugge, anzi di sicuro, un passato che non conosco, tuttavia non riesco a scusare le persone che coscientemente si seppelliscono prima del tempo, che smettono di essere vitali. Non è una persona che mi stia particolarmente simpatica, anche se fa ottime insalate e mi piaceva il tono basso di voce con cui parla sempre. Ha anche una sua figura estremamente raffinata, categorica, di quella bellezza un po’ inglese, slavata ma sempre presentabile.

Chissà quale tesoro di passioni ha nascosto negli anni. Non ne ho la più vaga idea, e di sicuro non ne saprò molto dopo.

L’unica cosa che mi preme è che mia madre sappia soffrire nel modo giusto e reagire, per se stessa.

Cosa, che non compete me, tranne affettivamente.

Chissà cosa capiterà, intanto passeranno i mesi e saremo ancora qua, spero più vivi che morti.

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