carne

Mi facevi promesse d’acciaio
Lucide e bronzee come le dita di Eos
Le rimiravo, quadri chiari e miniature
Che tenevo sul seno, nascosti
Come piccole uova di quaglia
Da covare e farne pulcini umidi

Mi facevi quei begli assoli
Di lingue perdute, parlate con i tuoi occhi
Pieni di vento, azzurro e stormi;
mi rinchiusi insieme a te
nel bozzolo di pupa
e ora

guarita dall’isolamento
non ho più bisogno
di fantasmi di carne.

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