Desideri

…someone like you…. cantava Adele nelle cuffiette della ragazza.
Passeggiava un po’ ondeggiando tra le vie del centro: in qua e in là, sbirciando annoiata le vetrine invase di capi dell’autunno-inverno delle marche italiane prodotte con grande stile e acrilico in Cina e dintorni.
Isabella era una ragazza bellissima, di quel tipo di bellezza nuova e fresca, non perfetta, anzi, qualche leggera camusità del naso e lievi irregolarità della bocca la rendevano ancora più tragica, sul modello di Isadora Duncan, con cui condivideva solo l’iniziale del nome e una certa patetica esistenza resa arte. Da sempre questa peculiarità le aveva attirato molte attenzioni, lunghissime lettere di ammiratori, rotture di amicizie decennali con amiche e amici (convinte di potersela fare o che se la facesse col rispettivo fidanzato/marito/cugino e via con le parentele). Oltrechè la magnifica convinzione, maschilista ma a quanto pare condivisa anche dall’altra metà del cielo, che le bellone siano stupide come secchi vuoti.
Faceva vita ritirata e solitaria ormai, vagava lungo le strade di moltissime città straniere, un permesso che solo il lusso della sua carriera di top model, attrice, ballerina (sfatando il mito della sua stupidità) poteva permetterle.
Oggi per fortuna aveva deciso di non mettersi alcun artificio estetico: hugg, pantaloni tuta, occhialoni giganti e una coltre di luminosa e morbidissima Noia a renderla meno romantica e bella.
Ovviamente, non funzionava. Appena qualcuno la vedeva (pure lì, in quella anonima cittadina della costa francese), subito sentiva gli sguardi irati e ammirati di donne e uomini. Una condanna forse.
Per lei lo era. Vagava come ubriaca, canticchiando tra sé: someone like you… forse troverò qualcuno come te, forse sarò stesa ancora dalle parole di un uomo normale, me ne innamorerò e vivrò felice con lui, solo sua, banalissima come tutte le madri mogli e amiche di questa terra…
d’improvviso si fermò. Anzi, un uomo la fermò, di fronte a sé.
Era bassino, con stempiature evidenti sulla fronte, occhialini senza montatura vagamente stilosi, un maglione anonimo, una giacca grigia e un sorriso caldo.
Isabella aveva sviluppato nel corso degli anni un’istinto per le persone che la guidava verso chi accettare e chi lasciare perdere. In questo caso, quell’uomo, le dava uno strano senso di calore.
Curioso, pensava, un anonimo signore di mezza età.
Salve, l’avevo vista da lontano e mi pareva proprio triste.
Non si sbaglia. Lo sono.
E vedo anche che cerca di nascondersi, pur avendo l’aspetto d’un pavone lussureggiante.
Comunque piacere, io mi chiamo Giovanni.
Piacere, Isabella. Sì, QUELLA Isabella.
Si aspettava un gridolino di stupore. Invece niente, l’uomo non l’aveva riconosciuta.
avevo un affare da proporle. Però andiamo a sederci da qualche parte, preferisco.
No, stiamo qua.
Si fidava, ma fino a un certo punto. Erano in mezzo a una via pedonale, nel centro esatto e la folla di quella sera di quasi natale stava lentamente scemando. Non c’era fretta né caos, solo morbide uci di finta gioia in rosso ed oro.
conosce le teorie di Hubert Bradley?
Mi scusi, preferisco arrivi dritto al sodo, la filosofia mi stanca.
Giovanni sorrise: queste belle ragazze, tutte intente solo a godere delle piogge dorate che le investono… cosa importa loro della contemplazione?
d’accordo. Mi ascolti attentamente e non mi prenda per pazzo.
Prese una boccata dalla sua sigarettina di marca anonima.
le propongo uno scambio.
Si spieghi meglio.
Le propongo di cambiare il suo ruolo nel mondo. Il suo essere pavone sgargiante.
Isabella pensò solo che sarebbe stato un sollievo. Dei soldi e del successo ne aveva le tasche piene e anche dei vecchi laidi che le offrivano coca in cambio di una performance erotico sadomaso con le loro troiette da strapazzo.
potrei starci… ma cosa comporta?
Oh, niente di che. Basta lo desideri con tutta se stessa.
Isabella aveva la bocca a culo di gallina.
si concentri, Isabella.
Il nome che pronunciò solo ora ebbe il potere di ipnotizzarla quasi. Niente al mondo esisteva più tranne loro, in forma di piccole anime luminose: lei di un viola oro stupendo e lui di un tenue beige pastellato. Intorno il buio totale. L’anima di Isabella chiuse gli occhi indefiniti e per un tempo lungo che parve schiacciarsi a fisarmonica pensò al suo desiderio di essere normale.
Il secondo eterno passò e riaprì gli occhi.
Erano sempre nello stesso luogo, uguali a prima, anche se si aspettava di essere diversa, magari bassina, grassoccia e con le rughe da lavoro d’operaia.
ehi, ma dove sarebbe la differenza?
Si guardi intorno…
con un gesto teatrale Giovanni stese le braccia ad arco. Isabella guardò curiosa le persone intorno a lei. Erano tutte bellissime.
Ora sì, era libera.
E lei cosa ci guadagna?
Di essere Unico. Si ricordi, solo finchè lo desidera.

Hubert Bradley, esponente dell’idealismo assoluto inglese, sostiene che nell’universo la mente è un aspetto più importante della materia: nega che il tempo e lo spazio siano “principi di individuazione” perché nessuna posizione spazio-temporale può considerarsi unica e qualsiasi descrizione di questo tipo si può applicare a un’infinita moltitudine di tempi e di luoghi. In altre parole, nulla impedisce l’esistenza di infiniti ordini temporali e spaziali.

 

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