madama saggezza

l’ho vista, madama Saggezza
che predicava al vento
alle foglie secche alle piume sporche
e ai panni perduti
di ammassi rom.

l’ho vista e sono corsa via
avevo un po’ premura e passata
ho un po’ allungato l’occhio:
i suoi stracci così grigi
e le sue tempie così rugose
puzzava tutto di un’innocenza mai avuta.
eppure, urlando, mi ha fermata
facendo la cassandra del corso:
-vieni, vieni a comprendere con me
i misteri del cosmo e della vita
lo vedi quel sasso e quell’uccello senz’ala?
ecco, noi così siamo-
aveva le unghie lunghe, nere di smalto e sporco
mi artigliava senza garbo
e mi sputava idee passioni mitologie idiote
io, a capo chino, non volevo guardarle gli occhi.
quel ghiaccio asciutto mi avrebbe gelato.

ogni giorno è lì, madama Saggezza,
dispensa consigli alle nuvole
e chi desidera un facile catechismo
e una confessione psichiatrica
può farlo, a patto di perdersi
nei meandri d’un peyotico volo
d’una pillola amara indorata.

chissà cosa se ne fa della sua esperienza
di quelle tasche gonfie di denti
e sogni non suoi.

 

 

dedicata a E. e alle donne convinte di avere la verità di tutti in tasca.

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