Spiacere

Si allarga un lago nero
Risucchi turbinosi e sponde sfrontate
Portano via
Emorragico il silenzio
Che pesa addosso
In piombo d’armadio.
Un sottile suono
Come di timpano rotto
Sibila e singhiozza
Ho permesso agli eventi di farsi puri
E chiari
Coi miei spazi così puliti
I tuoi piedi sporchi
Lasciano solo scie fangose
E io non ho più voglia
Di stare ad ascoltare
L’immobile sprofondare
Di te e del tuo ansante chiasso.

Hai voluto tutto per te
Hai saputo farne palle di sego e ciottoli.
Hai visto bruciare tutto e ora
Mi chiedi una compassione
Troppo sfilacciata, troppo consunta
Per reggerti.

Mi spiace
Non esserne spiaciuta.

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