ossa

Volevi che stessi al posto
mi tendevi un bastone viscido
sono caduta, ci sono caduta
in trappola, in bambola.

Miravi e intanto credevi
che fosse facile arrivarmi
dove non tocco nemmeno io
sul fondo ruvido
del barile.

Raschi, ora, raschi
tritando le mie miserie
come gusci di noce
propinando bibite filtrate
dal tuo ineffabile candore.

Oh sì, adori, adori
essere te, e odori
proprio d’incenso.

Intanto, io resto a terra
e tutte le radici
non basteranno a stritolare
le mie infrangibili ossa.

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