tombe

Si aprono le tombe
cammina sul selciato
come fossero flebili ombre
le mie mani, lunghissime
nere di smalto e guanti

si rincorrono le streghe
a cavallo dei miei soli
sputano a turno nei calderoni
e compie un miracolo
il nero astro.

Mi tramuto nel peggiore dei mali
e poi rido dello scivolone
le mie ossa scurite dal tempo
d’ebano e solitudine
triturate nella pozione

cadrà anche l’ultima foglia
cadremo anche noi
marciremo
e saremo ancora
sul filo del tempo.

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