simposio


Il Pericolo si appendeva senza timore
alle cime più scoscese,
veniva a toccare le misure del cielo
e poi rideva, maligno, di tutti i paurosi del mondo
non era un buon momento, per lui, disse
c’era troppa viltà fasulla nel mondo
per trovarci veramente gusto.

la Resistenza per canto suo,
non si lamentava facilmente delle condizioni avverse,
anzi, quel girotondo di morti e bestialità
rincarava la dose del suo sopore
e annoiata sollevava sette miliardi d’anime
come si solleva un tovagliolo da terra,
poi le rifaceva cadere, una dopo l’altra
a mò di granelli di sabbia.
si lisciò i baffi, ridendo di quel pantano umano.

forse il Pudore se la passava meglio?
dietro vetrine di kebab mozzati
che giravano senza fine, si chiedeva se qualcuno ancora
provasse stupore di fronte a un cuore puro
se si immaginasse sale e sale di cristallo e sole
in queste giornate di cupo pornografico chirurgico vivisezionamento
d’ognuno dei sentimenti peggiori e migliori;
sconsolato scuoteva i lunghi capelli bui
pieni di luci colorate, nessuno arrossiva più
al tocco d’una mano fragile e anziana.

chiuse di scatto Dio la cerniera
di quell’angolo morale
il simposio andava per il peggio
e gli angeli stufi si lanciavano freccette
fatte delle preghiere ricevute.

solo due nell’angolo, Sostanza e Volontà, bisbigliando
tenevano il segreto luminoso
tra i loro visi assorti.
una luce minuscola, un calice di umiltà
qualcosa che sopravvive
nonostante tutto.

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