dolore

Unico il dolore che risiede
Come un dio di brevi speranze
All’altare sconsacrato

Buio il tempio oltre il quale
Le giovani senz’ali saranno trasportate
Su lettighe di calcestruzzo
Per sacrificare l’ultimo loro bene:
la luce sempreverde
delle loro mani ancora bianche
e mortali

ti sei mai chiesto quale rumore
faccia un cranio che sbatte contro il mondo?
Ti sei mai soffermato ad ascoltare
Il rimbombo del sangue
D’un uomo che muore?
E i fasci di nervi, gialli di neurotrasmettitori
Ne ascolti il ronzio continuo
In quell’epilettico frastuono?

Il dolore è forse l’unico sistema
Per rimanere sani,
per non disgustarsi
di quanto sia perpetuamente devastante
chiedersi cosa significhi vivere
cosa significhi ambire

ad avere un posto nell’olimpo
dei sì-potevi-fare-peggio.

E ora siediti, siediti e comodo
Prendi a schiaffi con quelle palme bianche
Di vergini viridate
Tutto quello che so-
-no, non mi ribellerò.
Me l’hai strappata troppo tempo fa
Per infuriarmi come fosse averla.

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