racconti brevi

-ho deciso, scriverò un racconto breve.
Ludmilla aspirò voluttuosa la sigaretta che teneva fra unghia del pollice e dell’indice. Un modo molto poco femminile di atteggiarsi, ma lei non era femminile. Non del tutto, almeno.
-senti, sei una brava scrittrice, perché vorresti seppellirti nel mondo effimero del racconto breve?
-sono stanca di scrivere centinaia e centinaia di nobili pagine che nessuno arriva mai a concludere o capire. Dei premi letterari poi… ne avrò vinti decine, ma sono povera in canna lo stesso. Voglio guadagnare. Mi capisci?
Sfregò le dita nicotiniche tra loro. Lisa la capiva. Anche lei era un’artista. Non certo di quelle convenzionali, le sue sveltine però erano leggendarie ormai.
-no, non ti capisco.
Mentì spudoratamente. Le voleva troppo bene per essere sincera. Si alzò, lentamente, la leucemia le aveva debilitato il fisico.
-ora vattene, voglio morire in pace.
Ludmilla alzò gli occhi dal suo mozzicone. Si lisciava alternativamente la gonna e la maglia. Non sapeva come dirglielo.
-senti… voglio scrivere racconti brevi. Non solo per la fama istantanea.
Lisa la guardò con gli occhi febbricitanti. Parlava poco ormai. Non era necessario: le leggevano tutti dentro, era così fragile che non aveva più protezione nemmeno ai suoi pensieri.
-almeno, ne leggerai qualcuno tu, senza stancarti.

(buio, sipario)

Ciò che mi trattiene dallo scrivere un capolavoro è il timore che me ne chiedano subito un altro.

Roberto Gervaso

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