per

Tempeste e poi rifugi
e poi confondi
e le mie mire che si rilassano
e la candida voglia di piangere
che va in frantumi

colline e montagne altissime
pianeggianti per quanto lunghi
i viaggi e i piedi mi vanno a fuoco
e poi non so dove mettere le mani
e non mi ricordo a cosa servano i venti
e non ho il colpo di grazia a farmi morire meglio

e poi lunghissimi tramonti
in cui struggo tutto e lo accartoccio
i gabbiani e gli albatros mi sfiorano la testa
gracchiano e rubano i pensieri
si ingozzano delle mie primizie
e levitano come leviatani
negli oceani fondali scuri
tutto si muove
e nulla tace
e tu, in breve,
mi bevi tutti i silenzi
io non ho più appigli
stomale
stopervomitare
nausea e cordoglio

non ci riesco
eppure
devo riuscirci.

Un lunghissimo fiato
e affondo
per la prossima eternità
lungo le sponde annoiate
delle vite degli altri.

Boccheggio

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