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Susan Jamison

Dalla distanza incommensurabile
c’è come un margine molto stretto
come quei libri di pochi spiccioli
con la carta giallastra e ruvida

ti cavi gli occhi, diceva mia madre
se leggi con la luce fioca
e infatti miope sono diventata
e ho composto molte cose
fratture, arabeschi e molte altre inutilità.

Però erano belle, e ti avrei invitato
il giorno in cui avremmo smesso
di sentirci così lontani.
La psicologa mi ha chiesto quale fosse la tua storia
e non ho saputo dirle molto.
Ho solo intrecciato le mani
e ho scelto la parola meno adatta;
non so, m’è venuta.
E poi ho pensato alle cose che non vedrai
che non hai mai avuto desiderio di vedere
che io non ti ho mai porto
chissà cosa mi credevo.

In effetti, mi sono sempre ritratta
e ho paura, mi si stringe un cuore e poi l’altro
e ne sento l’infarto
per perderlo
l’infarto

il filo della flebo
il lumicino della ragione
e un quarto del tuo silenzio.

Mi sembri così antico
e insieme nuovo
e vorrei
non sentirmi così bene e poi così male
ma in fondo, l’amore
è lasciarti.

Un giorno mi dimenticherò di qualche pezzo
e sento che sarà il migliore
e il peggiore della mia vita.

In fondo, anche se non voglio
l’amore per te
è non amarti.

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