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Sono stata in diagnosi
per ora una sola volta,
però l’ho vista brava
e mi ha fatto parlare.
Non pensavo di avere tante cose
da dire di te, e di me, e di noi.
Ha detto – magari aveva qualche disturbo,
forse era bipolare-
un pensiero che mi ha agghiacciato
non tanto per me,
ma per la tua repulsione di medici, medicine e periodi di sosta.

Ho parlato moltissimo
soprattutto di me,
mi sono vergognata
di non averti celebrato abbastanza,
non che tu sia un eroe
o un parto migliore della mia fantasia;
però non mi son sentita a posto.

Se non altro mi ha fatto domande intelligenti
a cui intelligentemente ho risposto:
saresti stato fiero -come sempre eri-
della linearità delle mie giustificazioni.

Mi sono piaciuta, devo dire,
ho fatto un bellissimo spettacolo.
Avrei voluto fossi vicino a me
per vedermi trionfare così
nel silenzio del mio cuore avvizzito.

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