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Ana Teresa Barboza

Ho smesso di andare a farmi tagliare i capelli.
Non li sopporto i parrucchieri
e quella convenzione del farti sentire speciali
anche se vorresti solo strapparti la faccia
e farti lo scalpo, piuttosto di farti phonare ancora.

Sono diventati sempre più corti
a me le cose crescono al contrario
anche le unghie si disintegrano
appena superano i due millimetri.

Forse è un modo per perdere conservazione
e finire di imbalsamarmi, finalmente.

Li ho tagliati fin sotto le orecchie:
ci sto male, ne sono conscia
ma questo caldo mi fa sudare
e anche le ciglia trasudano umidità
sporca, molto sporca;

una volta piangevo con un certo gusto
c’era la voluttà della malinconia.
Adesso mi fa paura,
non vorrei urlare troppo forte
oppure non smettere mai.
Forse mi scioglierò
causa caldo
causa lacrime,

forse caronte è venuto per me.
Mi manchi così tanto
che mi si spezzano le ossa da sole,
come grissini.
Cadrò, me lo sento
e quando succederà
non farò nemmeno rumore,
solo un sacco di polvere
che il vento porterà via
dove sei finito tu.

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