scorso

Moltissimi sassi, e poi graniti
e graniglie miste, pezzi di asfalto cotto
e valanghe valanghe di polvere di calcestruzzo.
Cancelli divelti, vibranti corde
copertoni senza forma
di camion deragliati;
un turbinio di alberi divelti
e pozze di fango in ordine sparso.
Gracidii misti di uccelli senza piume
e sensazioni di perdita
in parata millenaria.

Mi affaccio di rado
dalla mia casa in distruzione,
colazione di polvere e santità
in umido metto i cartoni unti;
trasmetto lunghe missive in braille
ad indirizzi di sepolcri.

Tu non mi vuoi male,
ami moltissimo
mi ami moltissimo.
Credo però che mi riparerò
ancora un poco
nella mia solitudine bianca.
Sarà fredda,
ma almeno non sarò morta
dopo cinque minuti
dal contatto col tuo sonno.

I pubblicani intanto
suonano sirene d’aspetto
e le notizie che mi giungono
son tutte del secolo scorso.

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