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Se io fossi vittoria
vorrei deporre la corona
ne vorrei invece una di spine
perché è chiaro che non la so portare.

Ci vuole molta abilità
nel non sentirsi dimenticati,
come piccole scatole rovinate negli angoli
e piene di cianfrusaglie e bilie rotte.

Se mi vedessi ora, piena di toni di grigio,
mi scrolleresti le spalle, molto forte,
mi faresti ballare, forse,
di sicuro ridere, molto, con te.

Mi devo inventare scenari
e metterci le nostre anime a impersonare
gesti normali e normali coerenze;
mi devo contentare della distanza
e falcarla in passi così lunghi
che mi si rompono le ginocchia
per volerla superare tutta in un passo.

Dormo faticosamente
e faticosamente rivivo.
E insieme, non voglio
ritrovarmi orribilmente
orfana di te.

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