naufragio

G. Marcocci

La vita mi scaraventa
addosso agli scogli dei no;
c’è troppo vento
e fa freddo. Un gelo oscuro
mentre invano scavalco
tutte le onde immense
come orridi ghiacciati.
Mi stimo e ho misurato
tutta l’ampiezza del mio candore
ma qui non c’è verso:
sto andando
a gambero.

E allora mollo il remo
butto il salvataggio
e che il mare
faccia di me carne da pesci.
È già abbastanza sfinente
questo posto assurdo
e questo sogno ch’è vita
e vorrei fosse sogno.
È abbastanza troppo
affondare
è dolce

perdere gli arti
e stupirmene,
tagli e lesioni
come medaglie
di guerre in perdita.

Solo, che venga
l’oblio, prima possibile.

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