Epimeteo

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Zio Epimeteo sembra scemo
ma non lo è.
Lo trovo fuori dai bar
ai tavolini zincati, con un bianco
in mano e le carte d’arresto nell’altra.

Dicono fosse il fratello scemo
d’un suo consaguineo morto,
o forse emigrato in Persia,
non è chiaro cosa sia reale
perché zio Epimeteo
ha gli occhi languidi
e fissi

fissi su quel foglietto rosa
che pare un quadro di pollock
pieno di graffi e colori
pieno di sangue e dolori.

Nessuno ha ancora scoperto
cosa sia quel cimelio,
però un giorno sicuro
mi siedo all’altra sedia
e glielo chiedo.

Forse le rughe attorno al naso
potrebbero cambiare
da rosse farsi bianche
e avere più luce e aria
da dieci anni a quest’ora.

Zio Epimeteo è solo
pure in mezzo alla folla,
il ritratto mobile
d’un vivo congenito.

*Epimeteo, fratello di Prometeo, “colui che riflette in ritardo”

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