guerra

Imbracciato il fucile
caricato a sale e aggrottamenti
il soldato sparò, contro il bersaglio
nudo e incapace di fingersi morto
in debito di serotonina

l’umidiccio sottobosco
sotto la schiena livida di freddo,
sento freddo, il gelo mi conforta
in qualche modo ibernato

il cuore si conserva meglio
negli atri si consuma
lo spettacolo sifilitico
dei miei dialoghi immaginari
accuse e giudizi sommari
per quelli che non mi amarono.

Poi il cecchino distratto
mi farà scappare,
tra me e lui
c’è il quieto assenso
tra vittima e carnefice.

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