lino

Ronit Baranga

Consumato, liso
e infine bruciato
delle mie colpe
e dei miei miserrimi dolori
è rimasta una bruciatura
di gomma bianca sporca

s’è rimesso in moto
il meccanismo lucido,
digrigna i dentelli
e filtra, pochissima nerea luce.

I miei palmi vuoti
afferrano pulviscolo di sonno,
un pestello in marmo
ti ha polverizzato
e mi ha colpito

l’assenza innocente
di un giudizio e di una pena.

Forse potremmo credere
di essere tornati vergini,
ma l’illusione dura troppo poco
scoppia appena la guardi
più intensamente di un’ombra al lato dell’occhio.

Io, per mio conto,
sembro davvero infinita;

la corda si arrotola
e il vano delle cianfrusaglie
si riempie, ancora.

Metterò a posto,
prima o poi.
Promesso.

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