messe

Come palloncini
di feste così noiose
che tutti gl’invitati
sono andati in vacca
pur di non attendere
il taglio della torta glissata.

Come un mestiere
praticato così a lungo
che ci si scorda il motivo,
l’afflato e il mistero
di creare cose belle al mondo.

Come una canzone
cantata così a lungo
che odi il pubblico reverente
e vorresti solo distruggere
l’amplificatore e le corde vocali.

Tu, come in questo
sorridi, ti cimenti
stringi l’elastico intorno al braccio
e diligente ti fai l’ultima dose
pregando fortemente
il buio t’inghiotta

la festa sia finita
andate in disgrazia.

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