tesoro

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Ti prendo alla schiena
ti ho rapito, l’altra notte
mentre dormivi
e mentre facevi cose noiose
tipo pedalare, o correre, o sostare.

(Tendila e poi incurvala
e infine rilassa ogni muscolo
ad arco vibri, e poi intento sudi)

Ti prendo e ti atterro;
ora, sei prigioniero
della mia conquista
e studio la mappa oscura
le valli a sud, i fiumi che si dipanano
da nord

e poi le polle, i sentimenti che rotolano
invano, non controllati, non li puoi vedere
ti brillano molli e instabili
dalla scapola destra alla sinistra

lascio che le mie dita rincorrano
ogni fosso e ogni colle
ho ansia di dimenticare,
ho bisogno di perdere tutti i sensi.

La tua schiena è il mio campo di perdita
dove mi abbatto contro, come un muro di contenzione
e spero, ogni momento, di averla ancora e ancora
nelle notti accecanti, nei misteri ingloriosi.

La tua schiena è un soffio vitale
dove le farfalle brune si riposano
e si tatuano sulla pelle,

traccio cerchi e volute
sulla finissima grana
della tua schiena
dopo aver contato i miei tesori,
uno per uno, dalla testa al culo.

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