sogno n. 38

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Ho fatto un sogno
un sogno di vendetta e di rabbia
penso sia tu, ad avermelo soffiato
perché sei solito confondere
la burrasca con la tempesta

e in questo sogno
volavo, e poi spingevo
macigni di turbamenti, accuse
e molte facce deluse
un temperamento da tragedia greca.

Eppure ridevo, davvero
per me stessa, e quel sogno d’invincibilità
da nemesi antica.

Mancava solo un pugnale
e del sangue scorso.
Mi manca il fisico, però.

Ho poi sognato altro,
un sogno di vergogna, prima di eccitamento infantile
quel senso invincibile d’essere sbagliata.

Ed è questa la chiave, per entrambi:
smettere di sentirsi sbagliati, surplus
di vite non nostre, vissute forse a braccio
senza un minimo di criterio.

Tienimi la mano, ti prego
è una tremenda fatica
sorvolare di continuo, e amarmi
come tu non ti sei amato.

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