liver

È sopravvalutata
la libertà di parola,
pubblicazioni nero su bianco
delle nuvole di aggiornamento
gravitanti, sul mio stomaco.

È un sopravvalutarsi
ciclico, che s’è accresciuto
in secoli e secoli di buia virtù.

Dai fogli parigini
ai circoli viennesi
passando per madame de stael
e poi giornali, e quotidiani
e stampa, e fumetti
e cuore.

La livida coltre
che appare al mattino
al clochard, disteso
sul marciapiede grigio,
intravista tra cisposità e miopia
è tutto ciò che resta
della libertà di parola.

Meglio, molto meglio
coltivare la livertà.

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