sui mezzi

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Partiamo da un semplice assunto futuristico preveggente: il mondo non può andare avanti ad auto singole. Soprattutto se occupate per la maggior parte delle volte da singoli passeggeri. Come nemmeno a scooter, motorini o altro, intesi come motori a scoppio. Sarebbe una follia. Ma in Italia siamo specialisti di follie e particolarismi, perciò non è stupido pensare finirà così.
Secondo assunto personale: a me i mezzi pubblici piacciono. Non è solo che mi servono, proprio mi piace usarli. Mi piace l’autobus, il treno, il tram, l’aereo, tutto. Giusto con la metropolitana mi sento un poco soffocata, ma va bene, la userei comunque.
Mi piace fare il biglietto, l’abbonamento, aspettare alla fermata, usare stratagemmi logistici per non portarmi dietro il mondo, a volte perderlo e quindi doverla fare a piedi, eccetera. Più di tutto mi piace la gente dell’autobus e condividerne il destino, sbirciarne la vita, fare qualcosa insieme. Non so, mi fa sentire in pace. I tempi lunghi non sono un problema: a parità di tragitto, parcheggiare poi l’auto, fare manovra eccetera mi porterebbe via lo stesso tempo.
Eppure, sono considerata un caso pietoso. Intorno a me la gente continua ad aspettarsi che prima o poi avrò un’auto tutta mia, per fare cinque minuti di strada la mattina e al pomeriggio del ritorno. Per colonizzarla a mo di seconda casa. Per pagare il bollo, le rate, la benzina, il controllo, le gomme da neve, lasciarla a prendere freddo e chiedermi cosa minchia farmene di un mezzo che uso solo per uscire di casa e andare al lavoro. L’auto mi sa di freddo, di un egoismo inutile. Non mi piace, non mi fa sentire umana. Eppure, nessuno capisce che si deve rispettare un orario per l’autobus. Che se salta, in qualche modo si dovrà fare, tipo andare a piedi, e che non è una condanna camminare, anzi direi che è il gesto più semplice da farsi.
Aggiungo che in Italia, il mezzo pubblico è roba da SFIGATI. Da studenti (che non vedono l’ora di fare la patente), da pensionati con tanto tempo da buttare, immigrati senza soldi, debosciati, gente senza mezzi economici adeguati alla propria auto. Sapessero quanto si risparmia, invece.
Come conseguenza, il mezzo pubblico è bistrattato. Eliminate corse a caso, tolte tratte di percorrenza dal giorno alla notte, autisti scorbutici e pazzi che mi fanno incidentare e pure se la prendono con me, orari assurdi (certo, tutti prendono il bus alle 6.35 di mattina), biglietterie chiuse quando servono, pensiline rotte e/o assenti. E potrei aggiungere molto altro.
Sapete dove ho trovato un cattivo servizio così, nei miei viaggi? Solo in pochi posti: Calabria, Turchia e Alto Garda bresciano. Anche se c’è da dire che in Turchia erano messi anche benino, pur tenendo conto della spopolazione di certi luoghi. Basta. Nel resto del mondo da me visitato, tutti usavano i mezzi, e se dico tutti intendo il 70% dei passanti. E c’erano a disposizione una serie di mezzi diversi, dal più catorcio al più lussuoso. Punti informazione funzionanti. Linee dedicate di collegamento all’aereoporto. Zone relax, sì, ZONE RELAX gratis.
No, domani non comprerò un’auto. Solo ho stracciato un biglietto e un prospetto orario di più, sul marciapiede, quando non sono capace di buttare una carta di caramella per terra.
Fanculo alla SIA, al ministro dei trasporti. E pure a quelli che fanno la paternale sui mezzi e poi salgono sulla loro fuoristrada anche solo per fare trecento metri e comprare le sigarette. Giuro, fanculo, dal mio profondo di pedone maltrattato.

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