S.

Scrivere sostengo sia come respirare. Non ha altro scopo che se stesso, un atto che ci attraversa, e che prende la nostra impronta, per forza di cose, per renderlo comprensibile a noi stessi e agli altri. Ma in sé ha il solo scopo di manifestarsi, perché di una stella non si può dire che cerca ammiratori, lei è lì, esiste, perché così può e deve essere. È legge di natura.
Scrivere però può mutare, e lo fa, quel che percepiamo, come lo percepiamo, diventa un filtro, un’ipotesi chiara e a maglie insieme. Condiziona la visione, come un setaccio raccoglie il meglio (inteso come manifestazione evidente e preziosa, negativa o positiva che sia) e lo restituisce purificato, vetrificato, collezionabile. Non serve la fama quando si arriva al punto di sapersi fare servo della parola e della sintassi a questo modo.
Un giorno è già ora e scrivere di continuo è come ascoltare il respiro del divino mescolato al proprio. Non ha altro scopo che Esistere.

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