Che

Che tu sia felice
e io meno indolore,
non è un gran peccato. Davvero
si sarebbe potuto infrangere
più mare intorno a noi,
sulle caviglie nude
così bianche nel nero dei ricordi.

La miseria è gentile
forse patetica, materna
nel lasciarmi proseguire,
fingeremo di nuovo
di essere onde
scegli tu se sonore o cerebrali,

a me basta
cominciare a urlare
fra le sponde dei fiumi secchi,
urlare forte, i nostri nomi
all’unisono concerto.

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