aristotele_e_phyllis_003

Cos’è la presunzione.
Dunque.
Visivamente e comunemente la si associa al peccato originale, che portò all’esilio dell’umanità dall’Eden. In due parole: Eva peccò di conoscenza. Conobbe cose che non doveva. Divenne adulta, mettiamola così, e nessun genitore prepotente permetterebbe a un figlio di vederlo della sua stessa statura. È fisiologico.
Inoltre si ritiene che presuntuoso sia chi si erge, appunto, su uno scalino superiore degli altri. Per qualunque motivo lo faccia.
E invece, presumere significa “immaginare prima”. Insomma, farsi un’idea prima che un fatto accada. Che, obiettivamente, è quello che tutti facciamo, ogni istante della nostra vita.
Immaginate l’inferno delle persone che non hanno sovrastrutture, che non hanno preconcetto alcuno riguardo il mondo e il suo funzionamento. Ad esempio, se foste un antropoide della preistoria, con solo alcuni suoni gutturali a guidarvi, come potreste non rimanere terrorizzati di fronte alla musica, o un clacson, o a una chitarra acustica? Non ne avreste mai esperiti alcuni di essi, e di sicuro sarebbe meglio starcene alla larga. A meno che, foste abbastanza coraggiosi (o incoscienti) per scoprirne la funzione e il meccanismo. Così, io scapperei a gambe levate. Sono una fifona, nelle cose nuove.
Sapete cosa fanno gli animali quando hanno paura? Ringhiano. Fanno dei versi. Allargano le piume, o il pelo, o fanno la gobba. Alcuni sputano sostanze per confondere il predatore o il potenziale pericolo.
Gli esseri umani, usano la presunzione in maniera ottusa. Decidono, a prescindere, che sei un pericolo. Se rispondo alla domanda A in modo cortese, sono una vipera che di certo morderà. Se rispondo in maniera ironica alla domanda successiva B, sono di sicuro sarcastica e sto prendendo in giro. Se rispondo seccamente alla domanda seguente C, sono solo rabbiosa e mi devo dare una calmata. Di conseguenza, sono un pericolo e lo sapeva bene già da prima che lo ero. Ma per buon cuore, si sa, si tenta sempre (la maledizione del buon cuore!). E tutto, perché il soggetto di cui sopra, ha paura.
Chiaramente, uscirebbe una mano smaltata con le unghie lunghissime a germirgli i testicoli e il cervello, in caso mi desse fiducia o un minimo beneficio del dubbio.
Ma torniamo alla presunzione. Dunque, quella ottusa non ha lo scopo di semplificare il mondo per comodità esperienziale. No, ha lo scopo di farlo per difendersi. Confondere. E se possibile ferire.
Sapete, gli animali diversi dalla famiglia primati (e anche di quelli poche specie) non ridono. Se vi avvicinate a loro con un sorriso, suppongono siano zanne pronte a morderli.
Il riso è un modo per liberarci positivamente della paura. E ridere di sé o degli altri, esorcizza appunto, la paura dell’ignoto, mettendo in gioco la suddetta p.o.
A me importa poco se ridi, piangi, o mi insulti. Lo faccio già per me stessa, almeno ottanta volte al giorno. Non ho punti deboli, perché sono già un unico ammasso di nodi spugnosi e viscidi.
Un filosofo medievale diceva che le donne sono un inganno, perché sotto la pelle serica e i capelli morbidi, sono effettivamente un sacco di escrementi. La mia impressione è che, nonostante mille anni di storia, la presunzione sia sempre quella.
Oh, lo so che c’è il femminismo e tutto quanto, ma è come se la barbarie di questo pensiero, sia intrufolata nella mente delle persone, un sottilissimo refolo antico che riverbera lo stesso ritornello: tu sei nulla, una mera serva, e quella devi rimanere.

 ” Se gli uomini vedessero cosa c’è sotto la pelle delle donne, la loro vista li nauseerebbe… Se noi non possiamo toccare con la punta del dito uno sputo o dello sterco, come possiamo desiderare di abbracciare questo sacco (la donna) di merda?”

Oddone, abate di Cluny  X secolo

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