Digressione

è lei che prova le cose che non provo
e mi assilla, seduta sulla mia spalla
di marmo, instilla lunghissimi fili
imperlati di angosce, solitudini
lungo l’orecchio, dal trasalimento in poi.

è lei che verifico ogni mattina
sia al suo posto, mi tenga il passo corto
e col respirto infilato a forza sotto le unghie
che scalzi anche l’ultima legione

lei, e solo lei, che mi istiga
e insieme mi culla
dei dolori, della fine,
che forse, una fine
ci sarà.

è lei, e sono io lei,
e lei io sono, intendo.
pallida e vergine.

/Griselda/

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