Digressione

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Non riusciva a percepire molto. Era sicura solo del silenzio scandito da qualche suono rimbombante, forse dei passi. Con grande fatica aprì una piccola parte degli occhi. Una lama di luce, inquieta e straniante. Non era tanto forte, ma era troppo stordita per sopportare di più, anche di quella penombra salvifica.
Si mise a sedere, era su un divano, forse. Un salotto, quasi vuoto, con una colonna al centro.
C’erano un tavolino, una scrivania e alcuni oggetti sparsi di poco conto. Corde? Sì, erano corde. E una… cosa cavolo era? Una pallina, con dei lacci. Sembrava tanto una di quelle cui giocava da piccola, le spaccadita.
Un rumore, i passi, più vicini. Si guardava inquieta intorno, qualcuno arrivava.
Uno, due e tre. Tre uomini, eccoli.
La presero per le braccia, legarono i polsi. Con una grossa forbice l’uomo in rosso le tagliò la veste. Contro la colonna, assicurata da un gancio che non aveva visto. E quella pallina buffa, non era poi così buffa: l’uomo in bianco gliela legò dietro alla nuca, in bocca. Poteva solo mugolare di protesta, e vedere.
L’uomo in verde assisteva, intanto e preparava alcuni strumenti. Le sembravano familiari… dove poi li aveva visti? Di colpo le venne in mente e cominciò a divincolarsi, in preda al terrore. Sapeva e non sapeva cosa sarebbe accaduto.
L’uomo in rosso aveva gli occhi grandi, magnetici. Era asciutto, forse della sua età, e la guardava con una certa dolce partecipazione. Afferrò il piccolo frustino, e proclamò la sentenza:
– Questo è per la carne che non hai onorato. Tre, uno per ogni uomo che ti sei negata.
E i colpi piovvero, precisi e brucianti.
L’uomo in verde, pareva più gioioso. Aveva un sorriso smagliante, e occhi lucenti, con un fondo di tristezza. Rideva, quasi, ma non di scherno.
– Questi sono per le speranze che ti sei negata: un futuro libero, la gioia di essere quella che sei.
Fu quasi una carezza. C’era amore in quei colpi. Le diede un bacio, sulla guancia rigata di delusione e lacrime.
L’uomo in bianco aveva un’eleganza da ballerino. Volava invece di camminare. Occhi splendidi, di cieli azzurri e vento. Con un gioco di polso irriverente, afferrò l’oggetto.
– Questo è per la fiducia che non hai avuto in te stessa. Avresti dovuto saperlo che l’amore ha tante forme quante i pensieri di Dio.
Il colpo fu il peggiore di tutti, perché veniva dai suoi occhi.

Con un urlo roco, la monaca si svegliò tremante nel letto. Sognare le tre virtù teologali in forma di amanti, che blasfemia. Dopo essersi sciacquata il viso con acqua gelida della notte, si tolse il cilicio dalla coscia, afferrò il gatto a nove code. Un paio di colpi in quella mattina gelida le avrebbero restituito vigore e santità, poco prima della funzione mattutina.

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