Digressione

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C’era una piccola medusa, era trasparente, piena di lucine colorate. Era nata in un mondo d’abisso, in famiglia piena di pesci ossei, sicuri di sé, opachi. Lei non sapeva nascondere i suoi colori ed era costantemente attraversata dal mondo dietro a lei. Non era molto espressiva, non si muoveva molto, non richiedeva molta cura e in cambio c’era sempre. Anzi, a comando faceva anche quel balletto di gialli e verdi e blu che tanto amavano i pesci ossei.
Nel tempo, la fluttuante inebetita creatura, vibrava, talvolta gelava e mai un suono le usciva dalla bocca che non aveva. Soprattutto di fronte al dolore, all’abbandono che tutto giustificava, la medusa.
Non usciva dai binari della sua medusità: chiari intenti, facilità di coraggio, poche forze.
Talvolta s’induriva, per mancanza d’acqua e ossigeno, ma bastava una goccia (lo sapevano bene i pesci ossei) e tornava come nuova. Fatta al 90% d’acqua, cosa voleva fosse importante il resto di sé?
Con precisione millimetrica, si infilò da sola in un bell’acquario stretto.
Il pescione stupido, osseo ovviamente, l’aveva catturata e lei ne aveva pure gioito: finalmente un posto sicuro, il mio posto nel mondo, inadatto agli esseri mutevoli e trasparenti!
Una scelta quasi fatale. L’acqua diminuiva e lentamente diventava di vetro, un giorno con l’altro, un vetro brutto, tutto a grinze, con lucine quasi spente. Il pescione era solo contento d’avere un soprammobile utile, la brava mogliettina da dimenticare ogni volta.
Medusa fece uno sforzo, uno ancora, il più grosso che avesse mai fatto: cambiò idea di sé.
Molte mani amorevoli le avevano gettato addosso gocce di acqua e di sangue e di luce, e una, in particolare, la innaffiava ogni momento, ogni secondo, con se stesso, con luce, calore, MARE.
Il richiamo si fece invadente, forte della sua viscosità apparente, scivolò veloce oltre i cancelli della gabbia.
Prese per mano il suo pulcino giallo, quell’essere meraviglioso che la faceva volare oltre a se stessa, oltre a tutto, oltre al buio d’abisso, fuggendo insieme, la medusa scoprì d’avere un paio d’ali, trasparenti.

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