Digressione

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Il sé sempre un poco meno
attento e dedito a doveri e limitazioni
seduto, sul bordo
delle finestre e dei muri,
come un gatto, dorme, e vaga
con qualcosa da fare
mosche da morire e uccelli da sentire.

Punta, col naso, un minaccioso svolazzare
e infinito, come un sasso trasparente
furioso e furtivo, si inabissa
tra le cose del tempo asciutto
in un azzurro così intenso
da fare male.

È solo, ancora una volta
sotto il cielo
senza nuvole.

Nella muta del pelo
le scaglie cadono, in sordina
e il mare si ritrae, spaurito,
d’un motivo indecente.

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