V per vendetta

Non è tanto l’atto in sé. Su quello posso anche passarci sopra. Essere miti o quieti non implica dimenticare facilmente o farsi andare bene qualunque cosa ti venga proposta, intesa come rapporti umani.
Non è l’atto, quella è poca cosa. Un atto si spegne abbastanza velocemente, non ha molta consistenza di per sé. Ma lo spostamento atomico, produce delle reazioni inesplicabili, diverse per ognuno, perché siamo sistemi complessi e per larga parte irrazionali. O meglio, guidati da un tipo di ragione, chiamata spesso istinto, che resta sotto, nascosta, ma ci salva più volte della ragione elevata.
Il punto è che mi ricordo cosa ho provato, che sentimento, emozione, pensiero, desiderio. E ricordo anche quale sia stata la risonanza del mio vasto sentire: indifferenza, paura, empatia, simpatia, ecc. Brutto dirlo, ma ho contato anche i tempi di reazione: se ti parlo di una cosa importante, mi aspetto reazioni rapide; se di una piccolezza reazioni contenute.
Moltissimi non sanno dosare le cose: o sono eternamente entusiasti di tutto (magnifico! perfetto!) o sono indifferenti a tutto (ah.).
Io appaio indifferente.
Tornando a bomba: mi ricordo cosa ho provato e cosa di riflesso ha provocato la mia reazione.
Non la superficie, attenzione, la VERA reazione. Non è complicato scoprirla: io in genere guardo gli occhi, il tempo che ci vuole ad accantonare l’argomento, i gesti di vicinanza, i movimenti del corpo.
E allora decido se quella persona ha senso tenerla vicina al mio intimo oppure no. Suonerà brutale, ma non si può essere amicisolidalifelicibeviamoqualcosainsieme? a fronte di certe parti di merda. Neanche se giustificate dalla tua vita tremenda, che non è affare mio, perché la mia di vita non è un alibi, semmai un trampolino.
Da qui, parlare di vendetta, cattiveria, ripicca, non ha veramente senso. Ho la pelle sottilissima e mi devo preservare un minimo: lasciati dire un silenzioso vaffanculo e togliti dalle palle.

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