Digressione

missiva

Scrivere lettere
ha un sapore di vittoria:
pubblica il manifesto
di violenza carico
e lo giustifica,
ai tuoi occhi

Tu non puoi
ignorare, negare o asserire
né squalificare
certe parole di frasi
ricche, golose, grondanti
il mio sangue appena gocciante.

Eppure, se così fosse
il mio drago egoista
sarà soddisfatto
a covare l’oro dei sogni
per milioni di me.

Fai come ritieni giusto
non escludere ciò che s’insinua
il tuo cuore ascolterà
mentre il mio zittisce
le nubi di api ansiose.

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missive

Digressione


Corrimano e creazioni
più o meno artistici
e vivo, in modo spregevole
scorrendo, in giochi di alunni,
l’ultimo approdo
tra le righe sorridendo
di ghiacci lillati.

In un turbine di a-gioia,
la diga s’è aperta
e tutto trascinato
in fango e mustelidi.

Tu e io,
piano piano
aggrappiamo ai rami
e contromano
perdiamo il controllo
delle cronologie.

bufere

Digressione

Nel miglio di semi
si è perso l’uccello nuovo
e corposo il giallo
sulla testa nervosa,
scatta e vibra
giusta e falsa.

In un suono vaporoso
riempie il tempo
e corregge l’alba,
intero, come intero
è il mondo,
infilato tra le intercapedini
degli alberi di vita vera.

Io compio balzi
e seguo con gli occhi
la piuma che scompare
nell’azzurro a scendere in gocce.

giallo

Digressione

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Il vuoto
non è così brutto come lo dipingono.

In fondo, si tratta di nulla
e c’è del conforto nel nulla
che ti avvolge, ti coinvolge
e in pochi millenni, entra in te
ti fa suadente amorfo immobile.

Il vuoto, bianco,
una somma imprevedibile
di colori angelici, ospitali
come quei ritagli di ostie
che sapevano del nulla, del vuoto
un confortante assente scartoccìo
che s’incollava al palato
e allappava, ligava.

Per me, in quel cotone opprimente
potrebbe essere comodo ristare.
Ma poi, la colla di cartone e farina
come terrebbe il mondo insieme?

ostie

Digressione

Un caro soffio
di amalgami e pappi
corridori infiltrati, tra i cieli,
imbibiti delle idee
e dei sospiri,
attesi.

Un gelido novembre
a rinfrancare l’animo:
ghiaccioli roridi
sulle finestre,
sul presto, senza sole.

Rivive, conciso
il gentile respirto*
che rimanda tutto
ad ere venture.

*crasi tra respiro e spirito

novembre

Digressione

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Questa volta
anche se non ne ho diritto,
dirai, cosa ti credevi,
che fossi l’unica ad avere paura
a sentirti un cappio al collo
tutte le volte che ne esci
e poi ci ricaschi, come un’ameba
senza riflessi motori sicuri
o un cervello cui fare affidamento;
scivoli e riscivoli, e scateni
e cadi, negli errori tra le trame
in un labirinto infinito, pungente
irto di invisibili ragni ciechi
sì, ma in fondo sono buona
non me lo merito
e tu pensi sia il merito?
Che questo governi il mondo
e le sue leggi incostanti, confutabili
e confutate ad ogni secondo,
anzi millesimo di secondo
anzi milionesimo, vorrei dire?
No, però… in fondo
esiste una meritocrazia?

La risata cigolò a lungo
tremai sul ciglio dell’oblio

Non esiste, ma esiste
Qualcosa di meglio.
Questa volta, allora?
Questa volta.

this time

Digressione

Io non vedo più
nell’incoerenza
di cui farei a meno,

e lei mi segue
ciondolando la lingua
e scampanellando
sui gradini del circo,
la vedo tra la folla
come un folletto luccicante

Io non sembro più
quella cosa dura e grigia
che lei buffoneggiava,
ma non sono certa
sia meglio il rosso e il bianco
che evaporano schietti,
senza un battito di mani
dal mio ventre.

Buio e silenzio;
strisce di nuvole
vedo dalla terra battuta
del cerchio.

Circe