Scholè

Penso che non sia affatto chiaro a chi ho vicino a scuola. A me non frega una sega di NESSUNA delle cortesie che vi usate a vicenda. Mi fanno solo rimpiangere il progetto giovanile di fare un lavoro solitario. Non ho niente da dirvi. Non ho niente da condividere. Salvo il mio lavoro. Quindi è INUTILE appellarvi alla missione insegnante: non sono una missionaria, una mammina, un’amica, una bella persona, un cazzo di niente altro che una che porta soldi a casa. Entro, faccio il mio dovere e me ne vado. Non vi piace? Sticazzi. Non è un mio problema. Sono stata calpestata con enormi stivali di ferro in progressivo dolore, umiliazione e cattiveria gratuita proprio mentre opponevo il meglio di me e mi fustigavo da sola per i miei EVIDENTI errori. Il risultato? Sei mesi di ansia depressiva. La sensazione che anche solo mettere piedi in una scuola mi farà prima o poi procurarmi un’orticaria fulminante, tipo Saulo ma al contrario. Perchè il punto non è come lavoro, ma non vi va giù come sono fatta, e NON POSSO/VOGLIO/DEVO essere diversa da me stessa, come ho tentato di fare per trentacinque anni di vita. E, bambini miei, ho smesso di condizionarmi per un lavoro (e lo sottolineo) che non mi deve dare altro che sostentamento per vivere. Vi urta? Beh, allora forse siete voi a dover rivedere le vostre priorità. Le mie sono cambiate. E in parte ne sono grata. Mi fa schifo l’ambiente scuola e va bene così. Obbligatemi a fare le cose che ho per contratto da fare, per il resto ho chiuso.

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decisioni

La gioia contenuta
di svegliarsi quando
fuori tutto è un’agonia
di piccioni disperati
e tu ne senti il canto
e sai che non vuoi farlo
– ma come sempre accade –
devi e decidi, che qua finisce
il vuoto che ti aveva incatenata.

Come se decidere
fosse un verbo del cuore.

snowfairy

Quando la neve
cade sui bordi
degli steli, stecchi e fogli
appena in alti cumuli
precari – di silenzio asciutto.

Con i passi in tasca
e la mente al buio
che d’alba grigia
s’inquieta in filigrana.

Così, in un cimitero
di gocce congelate in croce
scendo per il sentiero
al Lete vuoto.

ma

ma il vero amore, non ha un senso
ti trasporta in posti che nemmeno vorresti
e in fondo ti ama
anche il più infimo dei guai

non è mai uno spreco
essere quello che sei
e provarci, e dannarti
e poi continuare a volerti meno integra

per quel pezzo di me
che mai mi restituirai
il vero amore non è mai
uno spreco di tempo

il vero amore
anche scalcinato
anche bucherellato
dal rimorso e dal dolore
non è mai uno spreco

e di questo fantasma
che mi hai lasciato
e che cerco di tenere tra le pieghe
nascosto, manifesto

il vero amore
-come questo-
è uno spreco di te.

innamorata

mi sono innamorata del tempo
che avevamo trascorso col tempo
e in tempo, mi sono accorta
che in giro c’era un vento storto
girava tutti i pini, le lavande e i lavandini

e mi sono disinnamorata
del momento esatto
dove la nostra fienagione
era più deserta di insetti e rane
come una piaga al contrario

mi sono innamorata del silenzio
che procedeva a passo spedito
nel tempo, incostante
come tutte le cose
che l’uomo ha inventato.

aste

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Infinite sfumature di blu
e poi, inquietanti orizzonti di malva
su tele scrostate d’argenti antichi

il quadro completo
delle mie trasformazioni
all’asta dei pirati antenati,
costa niente, costa un soldo
più bucato del cielo

e il minimo che potrebbero fare
è avvicinarsi, guardarlo da vicino
e scartarlo, come il prodotto proletario
di un’epoca ormai svanita;

-il blu rimane sui vestiti
in microgranuli d’ottusità,
il malva gli sporca la stola di piume
e l’argento, peggiore di tutti,
riluce, malizioso, tra i trofei-

visione

Nel mio sonno lucido
ho visto tutte le prospettive
nessuna che mi abbia amato
e di certo, non me ne innamorai,
sul cuscino c’era una goccia di apprensione
la richiesta inconsistente
di presenza perpetua, ambrosia
per menti poco elastiche
indottrinate ad accettare il silenzio
ma quello vero, del buio
del niente e del tutto
vicino al perpetuo frullare degli angeli

Queste persone
non mi amano, non mi amano
e io non le amo
ne sento l’indifferenza conciata a festa.

Io, per conto mio,
vomito calore
e non riesco a fermare
l’emorragia del senso
di essere qui, a farmi ridere dietro
dalla disapprovazione dorata.

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