fotoscioppiamoci l’anima

L’epoca attuale è definita postmodernismo.

Io invece la definirei Adolescentismo.

È come se tutto il mondo si fosse arrogato il diritto di fluttuare, continuamente, senza uno spazio o un’identità precisa, arrogante, egocentrico, pronto a scaricare ogni responsabilità sul prossimo, consumisticamente trasgressivo. E tutto questo non investe semplicemente i giovani (che ne hanno ben diritto), ma qualunque fascia d’età.

È un momento tragico, quest’epoca. È come se tutti potessero essere adolescenti, incapaci di scegliere, ragionare, divertiti dal dolore, investiti di diritti sul prossimo e costretti a photoshoppare ogni loro cretina espressione umana.

Situazione tipo: un uomo di più di 40 anni con tre figli e una moglie si innamora di una ragazza di 20. il suddetto uomo potrebbe perlomeno sentire rimorso, sentire qualcosa nei confronti della propria vita, progetto, un sentimento serio e profondo che lo fermi prima di fare qualcosa di irreparabile. E invece no, la vita è breve, sono ancora giovane e comunque mia moglie è vecchia e non me la dà come prima.

C’è la tendenza al giorno d’oggi di non prendersi responsabilità, di navigare a vista e dare colpa agli iceberg di trovarsi sulla propria rotta anche se si vira a casaccio, in preda a ubriachezza molesta.

Come se tutte le nostre azioni fosse imputabili agli altri e al destino e mai a noi stessi.

Situazione tipo: una ragazza incontra un ragazzo, le cose vanno male. Poi ne incontra un altro e ancora male. Dopo una serie di dieci fallimenti con persone tutte diverse questa ragazza cosa penserà? È colpa dei ragazzi, son tutti stupidi, stronzi, traditori, eccetera. Non forse lei che sbaglia qualcosa nella relazione. E giù un fiorire di post pseudo depresso-drammatici sui social network a volte tocca fingere di essere felici anche se dentro sei triste. Tremendo.

oltretutto nessuno che si chieda se un suo aspetto caratteriale sia un po’ antipatico, antisociale, diciamo. eh no: che sia stronza, simpatica, iettatrice o che altro voglio io sono IO e non mi piego. perfetto, poi lamentati della solitudine, mi raccomando.

fiera di essere stronza.

Io mi sento una persona vecchia in questo contesto. Vecchia. Credo sia la serietà, mi fa almeno  diventare una quarantenne. È questo che spaventa? La serietà? Ma tutto è serio, profondo, grave, tutto. Non si può pensare di spezzare cuori, menti e anime così a casaccio per affermare il proprio egoismo, e poi piangere e pretendere attenzione per se stessi (parlo di sentimenti, ma la metafora è espandibile): vivremmo in un mondo di bambini capricciosi che tengono il muso per anni, senza parlarsi, senza andare mai verso l’altro e prendersene il carico, la responsabilità, il respondeo habilis, cioè il saper rispondere di quello che si fa.

È così sbagliato mettere radici, valori e desideri in crescita? Così antiquato?

Non so, immagino una società fatta tutta di adolescenti piagnucolanti che gridano di continuo E IO?E IO? e mi viene solo una gran tristezza.

pegno

non fughiamo dubbi: oggi non c’è pane.

nemmeno per i poveri, figuriamoci per i miseri e i viventi.

non vogliamo allungare la pillola o rendere meno sollecito il raccolto.

sappiate solo, che si morirà, e del peggiore morbo mai visto: l’unico, l’umido, il silenzioso perdere traveggole.

viviamo in tempi magri, magri di idee, e anche di sentimenti.

eppure, da qualche parte, germogliano le patate, quei tuberi tanto poco estetici, nascosti al mondo, ma tanto utili.

quelle biglie bianche, da qualche parte, ci sono. basta solo aspettare la luna nuova, raccoglierle e farne un bel purè, un purè d’amore.

ecco, la mia romanticheria per oggi è stata consegnata.

mi sento tanto una patata oggi, per niente esteticamente appetibile, ma pienissima di amido e nutrienti.

buon segno?

buon pegno. d’amore, ovviamente.

 

sembra un culo, più che un cuore.
sembra un culo, più che un cuore.