35

53086157_2063653127037434_3645177733828313088_n

Cosa si può dire a una persona che ha smesso di vivere da quasi quattro anni?
Oggi, anche se sarebbe stato il tuo compleanno, voglio pensare a me stessa, per una volta.
Mi ti immagino, nel posto che ho pensato per te, a trascorrere sereno (forse felice) il tempo, fino a quando sarà toccato a me, e ti avrei raggiunto. Ecco, cosa avrei mai potuto dirti?
C’è una bella vignetta in cui una persona racconta che una delle sue paure sarebbe essere ucciso da un fantasma, perché a sua volta diventerebbe spirito e dovrebbe passare l’eternità in imbarazzo con il suo assassino. Cosa si dice a chi ti ha cambiato la vita?
E tu, cosa risponderesti?
Perché sono sicura che non te ne sei reso conto, ma sarebbe stato difficile farlo, dell’impatto da bomba atomica che hai conseguito. Cambia tutto. Come se fosse stato il punto di convergenza dell’intero universo, oltre il quale ne è scaturito uno nuovo, impoverito di te, una ecpirosi*. Diverso.
Ecco, mi sentirei come quell’uomo assassinato dal fantasma, molto molto in difficoltà.
Al netto del dolore, delle implicazioni emotive, affettive, parentali, me lo chiedo sul serio: cosa dirti ora?
Potrei raccontarti di come sono cambiata, radicalmente. Di come un sacco di belle ipotesi e idee sul mondo siano andate a ramengo circoscrivendo sempre di più lo spazio vitale in cui mi sento bene e al sicuro. Potrei raccontarti della faccia di gesso che non abbandono da un sacco di tempo. O magari delle persone che ho dimenticato del tutto, incapaci di comprendere la vastità del cambiamento e quanto esso abbia svelato me per come sono davvero fatta (non un granché come essere umano, probabile ne rideresti come quando mi dicesti “Ah! Finalmente anche tu hai fatto una stupidata!”) e come a chi ho intorno questo irriti un po’, la blandizie non è mai stata un mio pregio.
Oppure potrei chiederti. E ascoltarti ancora, come sto facendo da molto tempo senza avere una risposta. Ma è poco importante questo, ora, perché il punto è che stare insieme sarebbe scomodo e molto molto complesso da spiegare. Non sono arrabbiata, credo di non esserlo più, di sicuro non con te. La mia rabbia eventuale diventa solo fiamma fredda di zero assoluto che ferma le particelle elementari e immobilizza il pensiero stesso, e in effetti per molte concrezioni in me, molte considerazioni e tanti tanti rapporti umani, è andata così e credo rimarrà così.
Ti lascio con una citazione bellissima, una frase che parla del dopo, esattamente come mi sento io, poco prima di partire per il futuro.

“Come fai a raccogliere le fila di una vecchia vita? Come fai ad andare avanti quando nel tuo cuore cominci a capire che non si torna indietro? Ci sono cose che il tempo non può accomodare, ferite talmente profonde che lasciano un segno.” Frodo Baggins 

*L’ecpiròṡi (ekpýrosis, da ek “fuori” + pýros, “fuoco”, cioè «[uscito] fuori dal fuoco»), nella filosofia greca, è la conflagrazione universale (o anche “grande incendio e fine del mondo”) secondo la fisica degli stoici, per i quali ogni cosa deriva dal fuoco e nel fuoco ritorna alla fine del proprio ciclo evolutivo o anno cosmico (circa 100.000 anni), per poi rigenerarsi in una palingenesi.

Annunci

Corsi e ricorsi

Sveglia alle 5.45
Pioggia di varia intensità
Sede del corso da raggiungere a piedi nelle pozzanghere
Aula fredda, piedi bagnati già alle 8.30
Tre ore di battutine a sfondo maschilista, filmati simpatici, perle in dialetto trentino, foto simpatiche, tizia che ci teneva a condividere TUTTI i suoi aneddoti lavorativi sulla sicurezza e non
Pranzo, ricerca di un posto decente con pioggia di media intensità alle porte del nulla
Pizza fredda con the freddo e “l’ombrello fuori che scivolo”. No, cicci, piuttosto in borsa.
Pioggia più forte ancora
Altre due ore replica di quelle sopra con acuimento della condivisione aneddoti e vario maschilismo/simpaticismo/trentinismo/banalismo
Test finale 8/12, boh.
Pioggia intensa
Raggiungo la stazione con i piedi fradici in anticipo sul bus.
Scopro al suo arrivo che devo fare DENTRO il biglietto, scavalco una panchina di marmo facendomi male e nuoto nel mare di gente ammassata e acqua piovana.
Entrata biglietti, tre sportelli lenti. Lenti. Abbonamenti per plutone immagino. Sbuffo e cambio sportello. Finalmente tocca a me “faccio prima che posso” il bigliettaio. Che simpatico sei.
Salgo, nemmeno un posto su autobus doppio.
Pioggia battente, adolescenti rumorosi e ridacchiosi.
Finalmente mi siedo, piedi gelati, fastidio montante, male alla gamba.
Utili sti corsi della sicurezza, davvero.

Mastrocola

Io amo studiare, sono una convinta sostenitrice dell’ozio creativo, è la mia dimensione migliore. Sono anche un’introversa e tutto ciò che mi porta all’isolamento dalla gente, mi rende felice, è la mia dimensione naturale.
Quando ero piccola, mia madre era molto preoccupata di questa tendenza, delle ore passate in casa a leggere, disegnare, pensare, ricucire e rifare gli stessi percorsi nella mente, perché credeva fosse indice di solitudine. Perché ci hanno inculcato l’idea che stare assieme possa essere solo fonte di stimoli, di gioia, di condivisione.
Ma a me condividere piace se lo scelgo io e quando lo scelgo io, ANCHE di ciò che studio e penso.
Questo saggio ripercorre in buona sostanza questi concetti: lentezza, studio, solitudine, riflessività, profondità, scuola e cultura.
E io sono perfettamente aderente all’assunto difeso: lo studio è una passione che in questo mondo non ha posto né ragione di esistere pratica, per questo ricorvi e restarci è la migliore ribellione per rimanere ancorati a se stessi.

sauron

Sabato sono stata a un funerale, di una persona molto cara. I sacerdoti hanno pronunciato in un’ora di messa, il suo nome tre volte. Tre volte. Fuori dalla chiesa centinaia di persone affrante a seconda della vicinanza fisica alla famiglia. Centinaia che di lì a poche settimane diverranno decine, forse meno. Nelle immediate la persona che parte diventa la Persona, tutti ti attestano affetto, sincerità, contrizione e via dicendo. Tutte parole bellissime e immensamente vuote. Poi te la smazzi tu, da solo.
Domenica notte non ho dormito, e sono tante ora le domeniche che non dormo. Eppure mi riposo, faccio vita ritirata, passo il tempo bene e me lo gusto ogni minuto. Ma dormo male lo stesso. Sono mesi che dormo così, questa notte è stata la peggiore: sveglia dall’una alle sei, senza manco un sonnellino.
E poi c’ho questa guardia giurata di foruncoli sul viso, per la precisione ai lati della bocca sul mento. Li aggredisco con qualunque sostanza caustica possibile, spariscono un giorno (dopo almeno una settimana di stazionamento) e poi tornano, tenaci come prima.
E poi mi fa schifo. Mi fa schifo.
Voi lo sapete che esistono ancora gli idealisti? Nel 2019 in Italia, una barzelletta. Io sono una delle ultime. Sono idealista dalla nascita, non è una cosa che posso controllare, funziono così, sono pure aquario (sì, sono anche fissata con cose d’antan come astrologia e IChing), figuriamoci.
Gli ideali sono come stelle lucenti, vibranti e multicolore infisse in un cielo indaco velluto, tipo i cieli nordici delle aurore boreali. Funzionano come le fate madrine o i santi protettori: ti vegliano. Non sono lì come pietra di paragone arcigna e fredda, lontana. Sono più gentili voci da un aldilà cosmico che ti esortano a non perdere la strada, ad essere sicura delle tue idee e azioni e sentimenti, e quando ne esci ti prendono con dolcezza per mano e ti rimettono al posto giusto, quello giusto per te. Ecco, io sono piena di questa cosa dell’idealismo. Un cielo affollatissimo. Diciamo che nel cielo esiste però una gerarchia, tipo le schiere degli angeli cristiani, il capostipite dei miei ideali è uno preciso: l’Umanità, intesa in senso rinascimentale. Qualcosa di affine alla pietas romana, per spiegarci meglio.
Lo sapete che aspetto ha un ideale corrotto? Come gli elfi tolkeniani: diventano neri, cannibali, orrendi, senza onore e gloria, viscidi e striscianti. Il mio ideale guida s’è marcito e io non ci posso fare niente, tranne dormire male di domenica (all’occorrenza anche gli altri giorni), coltivare brufoli come funghi e aspettare torni qualcosa che lo salvi.

Simenon 3

Continuo a leggere Simenon. Ho finito un trittico di racconti, Il Natale di Maigret, e un altro romanzo, Il crocevia delle vedove, e continua a piacermi molto.
È come se la varietà di umanità che riesce a proporre sia sempre così ben delineata e profonda senza scadere nella pesantezza (mi viene in mente la leggera profondità di Calvino: come vedere un sasso in una polla limpida che appare vicino pur avendo molta acqua sopra). Non c’è mai compiacimento nel modo di descrivere gli umani e le loro relazioni.
Perfino Maigret, che poteva diventare subito macchietta, ha una sua vita complessa, una famiglia piccola ma ricca di sfumature.
E poi Parigi e la Francia sono descritte con così tanto amore ed esperienza da fare venire voglia di vederle ancora e ancora (sono di parte perché adoro i luoghi).
Pur somigliandosi alcune trame e specifici personaggi, non c’è noia, o se anche noia c’è (come nei lunghi appostamenti e analisi investigative), viene riempita di aria e pulviscolo. Non è mai vuota.
Ecco, se proprio l’unico appunto sono le figure femminili conturbanti: mi stanno antipatiche da subito. Sono vive sì, audaci, ma poco altro.

Litografi

Avete mai incontrato per caso, dopo molti anni, persone che avete conosciuto in un’altra vita?
Persone che trovavate sterili, vuote e insulse già allora (o splendide, dipende) e trovarle esattamente uguali a come erano?
Perchè io me la faccio la domanda, mi chiedo quanto possano essere diverse, come la loro vita possa essere un percorso di passi diversi, nuovi, concentrici o labirintici, a volte trascinati o saltellanti. Insomma, vari. E poi scoprire (con amarezza, piacere, dipende) che non sono per niente diverse da vent’anni prima.
Che niente in loro è diverso, nemmeno l’espressione del viso, semmai più segnata. Che hanno camminato in cerchio, sempre allo stesso ritmo, uguali nei secoli dei secoli.
È certo che non si potrà mai essere radicalmente diversi, ma la vita dovrebbe lasciare dei segni in noi, volenti o nolenti.
Ma se non ci si fa neanche sfiorare dagli eventi (intendo anche in proporzione: una morte, una nascita, un trasferimento…) significa non essere nel mondo, essere isole avulse dal contesto, come monoliti di granito in mezzo a una folla. Lo trovo anche impossibile, quasi. O di un egocentrismo radicale: io sono me stesso e ciò che è fuori di me non mi riguarda, anche se mi sposo, dico a qualcuno che lo amo, perdo una persona cara, eccetera.
Forse perché al contrario, io sono permeata da tutto e non so chiudere i cancelli.
Persone così mi pongono di fronte a domande esistenziali: è meglio essere monoliti millenari o piante in crescita suscettibili a tutto?
Mi inquietano queste persone, sembrano relitti scintillanti di passati futuri senza storia, senza novità o ricordi. Senza niente, incapaci di fare risuonare in loro la vita. Come strumenti musicali rotti.

Il gatto

Simenon – Il gatto
Una apparentemente sordida storia familiare di solitari anziani coniugi che si odiano.
In realtà è tutto molto più complesso.
Comincio a intravedere gli schemi mentali dell’autore che usa spesso protagonisti uomini in relazione con donne di due soli tipi: quella terragna, sincera, sbrigativa e sensuale e quella rigorosa, metodica, ascetica, asessuata.
Nessuna di questa due è mai la soluzione per una solitudine che è innata e incurabile in questi uomini che cercano la FUSIONE con loro, come volesse essere risucchiato totalmente.
Tutto sommato sono passivi, imprigionati per loro scelta in vite regolate e ripetitive e alla fine, rimane un senso amaro di perdita di qualcuno che forse si aveva amato più come rifugio che come persona in sé.
Io non credo che Marguerite volesse fargli pena o avesse davvero ucciso il suo animale, sono quasi sicura ci fosse un enorme fraintendimento tra loro che poi produsse l’ostinazione religiosa al silenzio, alla noia e al dispetto.
Due esseri umani incapaci e che non volevano comprendersi. Questo era, per me, il romanzo, forse ancora più bello di “Lettera al mio giudice”.

Materia

Ho sognato di non avere più adipe.
Specialmente sul viso. Non avevo più la faccia tonda, il doppiomento e il resto.
Inizialmente ero entusiasta: finalmente ero magra! Potevo vedermi le ossa! Poi, mi sono guardata meglio la mandibola e il collo: mancava talmente tanta materia che il sottomento era incavato, come se si fosse ritirato verso l’interno della bocca. Le guance erano sì lisce, uniformi, ma vi pendeva un lembo di pelle. Non ero magra, ero smunta.
Non avevo più carne, grasso, muscolo sotto la pelle del viso, insomma ero solo ossa e pelle.
Non mi sono osservata il resto del corpo, ma credo fosse poco meno diverso.
Mi ha lasciato una sensazione bizzarra, come se alla fine, imperfetta come sono, sia la questa la versione migliore di me, perlomeno perché l’unica.
Oggi mi guardo la faccia e la trovo persino bella.

Il morto di Maigret

Il morto di Maigret – Simenon
Avevo visto lo sceneggiato inglese appena uscito e dai pochi episodi ero incuriosita dalla figura del commissario. Aveva un senso umano che da molto tempo cercavo nei libri senza trovarlo spesso quanto avrei voluto.
La trama è nota e non la voglio ribadire, il genere più che giallo, lo definirei poliziesco/noir/psicologico, una combinazione davvero riuscita.
E secondo me è merito dell’autore che sa descrivere i personaggi offrendone un ritratto reale e vivo, indipendentemente da quanto appariranno nella storia.
Maigret si impegna per entrare a fondo nella mente delle vittime e dei carnefici, ne conosce le abitudini, quasi le intuisce. E lui stesso viene ben raccontato rimanendo in un certo modo sfuggente, nebuloso nel pulviscolo delle riflessioni e dei gesti.
Mi ha fatto venire voglia di continuare a leggere fino in fondo, una cosa rara, per me.
Simenon ha molto talento nella costruzione delle sue figure, eppure non le vizia o coccola.
Sono rimasta piacevolmente colpita.

Crea un sito o un blog gratuitamente presso WordPress.com.

Su ↑

Les heures des parfumes

"What do I wear in bed? Why, Chanel No. 5, of course”. Marilyn Monroe

Voices of (extra) Ordinary Women

"Perchè le donne dovrebbero parlare delle donne"

Secoli bui ma non troppo

Personaggi e storie dal mondo tardoantico e medievale

Il Misantropo Ignorante

Un luogo dove fermarsi il più brevemente possibile

Centro Studi La Runa

Archivio di storia, tradizione, letteratura, filosofia. Online dal 1998

Rosapercaso

Il blog femminista che parla d'amore

Antisessismo

Lotta al sessismo che non conoscete

Beauty Duty

La moda evolve sotto l’impulso di un desiderio e cambia per effetto di una ripulsa. La saturazione porta la moda a buttare alle ortiche quello che fino a poco tempo prima adorava. Poiché la sua ragione profonda è il desiderio di piacere e di attirare, la sua attrattiva non può certo venire dall’uniformità, che è la madre della noia. - Christian Dior

Come Non Detto

il blog di Leo Ortolani, che ci teneva tanto, bisogna capirlo

40nagers

Be simple, be trendy, be fashionable

Rossetto e Merletto

piccole idee malvagie

Shopping & Reviews

a beauty blog

Craftynail

Nail polish? Yes, please!

StyleCaster

Style News, Fashion Trends & Beauty Tips

Scrivere creativo

Esercizi di scrittura creativa.