Depressione

Ieri avevo in mente qualcosa
nel dormiveglia si agitava
tra il volo di un aereo
e le stanche braci di un mortale sopore

Avevo in mente qualche brandello
di sicurezza o forse di insicurezza,
come un geco che corre sul soffitto
e nella notte mi spaventa, innocuo.

Il vaso si è richiuso
con i pochi mali ancora nascosti
nei suoi angoli infiniti di cerchio:
di trecentosessanta gradi
è fatta la forma del mondo

lo sorvolo, in fette blu di niente.

Avevo qualcosa in mente
sarà volato via, depressurizzato.

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If

Se potessimo e in fondo non possiamo laveremmo l’ultima scure nel fondo dell’agonia lucente o staremmo ancora qua, a farci scudo dei migliaia di corpi contundenti che dal cielo piovono, cantano e dedicano orazioni al murmureo vuoto di soli cortei fatali.

Sacchetti

Volete parole
Volete discorsi
E dibattiti lunghi
Su quanto sia importante
La vostra vita, la vostra solitudine
E poi la sofferenza
E il mare nel cassetto

Volete un’orazione
A tutte le vostre corrispondenze
Una specie di saggio a centesimi
Da fare parlare quando vi serve
E fare tacere quando dice il vero

Volete tanto e tantissimo e di più
Non pagarlo, come i sacchetti
Se non con i resti del presente

Volete e volete e volete
Arcipretendete

Il vuoto in plastica non riciclabile
Non si riempie coi sogni degli altri.

Buon qualcosa

Non scrivo mai
per capodanni o compleanni
non mi piace, se non per lui
che non leggerà, glielo perdono
scrivo per me, in fondo
per farmi meno sola
meno indipendente
da legami e regalie.

Un salto a piedi uniti
tra il mondo e il mento
ché un simile abominio colorato
scoppiettante e sibilante
senza aste e senza ricordi
senza te, senza me.

Ho lasciato una pelle di femmina
a rappresentare ciò che sarei;
penso non sarà un problema
eclissarmi ancora dai pensieri
di chi non mi ha mai pensata.

Nausea

Certi toni di ammiccamento
Sono segnali che la partita
È persa, puramente cruda
Per una via e poi per l’altra
Il migliore dei pentimenti
È fingersi feriti, umiliati
Fuorviati

Dalle serie condanne
Dei poveri di immaginazione
Non c’è altro da aspettarsi.

Un meno ardito afrore
Sarebbe troppo falso
Ed io fingo meglio
A stomaco vuoto.

La nausea mi veste
E sveste le pareti
Di tutti gli organi interni.

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