Avventori

Non ha la faccia simpatica
Non parla chiaro, una catena di sillabe
Di qualche regione che non so
Beve la stessa birra per intere ore
Ormai calda, roca e smontata

Non è un posto raffinato
Ci sono quelli come lui
Con facce da frequentatori assidui
Più per non avere altri rifugi

Non lo conosco ed io ho fretta
Perdo il treno, l’ultimo
Però c’è di buono che sa molte cose
Questo fittizio avventore
E mi parla come farebbe con chiunque
Mi parla e mi dice cose sagge
Un pelo strafottenti, ma di saggezza pacata
Ne ho piena la pelle, preferisco sia rude.

E, come per magia, in un sogno tutto si può
Scopro che qualcuno ancora mi ascolta
Se gli parlo di te.
Ci siamo dati appuntamento, domani
Nella mia testa. Domani, ancora un po’ di.

Primordiale

In un posto secco
E umido, pieno di sassi bianchi, rosa rossi gialli
Sulla riva del tempo
Con un vento che non si ferma
Neanche a raccogliere le penne perdute

In un posto senza vita visibile
Senza un suono umano o meccanico
Che ne sprechi la pace e ne illuda le albe

In quel posto prima di tutto
Un primordiale momento cristallizzato
Pieno di vapori e tumidi fiori e timidi insetti
Tutto che striscia e vola e salta

Qui, insieme, riposa
Chi amammo in vita.

Cancelletti

Cancelletti bassi
A ridosso di un muro rosa
Una scuola, forse la mia
Corrono indefiniti
Lungo il perimetro
Sembrano non finire
E io non riesco a raggiungere
Seppure correndo forte
L’angolo che c’è oltre alla collina
Non vedo cosa ci sia dietro

Potrei scavalcarlo
Potrei fermarmi
Uscire, uscire dal gioco
Ma il cancello è un destino crudele
E mi sostiene, divorando i miei metri
Una sbarra via l’altra, come un binario
Un binario verticale in un mondo orizzontale

E io non mi fermo
Corro perché so
Che dietro l’angolo
Arriverò tardi,
A campanella già suonata.

Anni

Nei miei anni migliori
In fondo al vicolo
Sulle macerie ch’erano me stessa
Un suono come di battaglia
O forse era di padelle e stonature
E una luce, intermittente
Forse rossa o forse assente
Quando ero e quando non ero
E quando fosti e quando fui

Lì, in quel momento sull’orlo
Di un momento devastante
Mi sono ricordata
Che i miei migliori anni
Non li avresti mai visti

Te li dedico, anche se mangi poco
Anche se sei troppo magro
Anche se fino alle stelle
Non ho davvero idea
Ti raggiungerà la mia testa
Là, tra gli alberi, di là dal fiume.

Dicorpo

Di corpo
È come se fossi costretta
A implodere, una maceria dopo l’altra
Da quando esisto
E vorrei essere disincarnata
E mi sento un fantasma di ghiaccio
Invece sono qua, un ammasso d’ingombro
Un ammasso di carne e ossa
Quando vorrei solo
Vibrare come un coro di cicale e rane
Appena qualcuno mi passa a fianco
Appena nessuno mi sente e mi vede.

Voi ridete e credete che il mondo
Abbia pietà o concetto di chi siete
E invece, credetemi, importa solo il cosa
Il come e il perché. Abituatevi.

Sbornia

Oggi di incoraggiamenti
Di potenza e di celafaiselovuoi
Non ne ho proprio la forza
Mi scivola la chiave di volta
E cade, con un tonfo di noia
Nella pece e nel fango di fiume che fu

Oggi non ho la testa
O la storia di ricordare il perché
Di trascinare la stola
Alla parata della signora boria
Non mi sento proprio
Proverò magari a chiamarmi
Un po’ più forte. Dubito, risponderà.

Tutto

Rifarei tutto con te
E tutto quanto rifarei
Un momento impegnativo
Un secondo alternativo
Non li voglio, sono lontane oasi disabitate

Tutto quanto rifarei
Dal più alto dei voli
Al più basso dei planari
In un deserto di cactus
In un capannone dismesso
Su un tavolaccio vecchio
O su un pavimento sconnesso

Tutto rifarei dalla a alla z
E passando per le lettere
Non escluderei nemmeno quelle
Con cediglie, nine o umlaut
E perché no? Altri alfabeti
Per dire il tuo nome e cantare il tuo cuore
E negli occhi del tempo fissarlo
E dirgli ancora una volta che
Tutto, veramente tutto rifarei

Lo rifacciamo?

Che tutta la mia vita è nei miei occhi

“Che tutta la mia vita è nei miei occhi:
Ogni cosa che passa la commuove
Come debole vento un’acqua morta”*

Che ogni cosa che passa la perturba
E c’è un momento arreso
In cui mi vedo negli specchi del giorno
E vago e vibro e salgo
Come piuma foglia o sposa
E falso il sogno si riposa

Che mi passa un piccolo ignoto stanco
Sulla fronte, sul prato

Poi gli occhi chiudi
E tutto ciò che ero
Scompare, e resto solo un ricordo
Un minuto di agitazione
Un secolo di calma

*Camillo Sbarbaro

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