Digressione

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Voglio perdermi nel tempo-spazio
dimenticare chi sono.
Ristabilire il grigio incolore
dove è giusto che sia.

Perderò un pezzo alla volta,
un sentimento via l’altro
fragili e banali,
ali scomposte e candeggiate di falene cieche

riempirò l’aria
di giganteschi palloni vuoti
com’è vuoto il mestessa
che rimbomba un tonfo alla volta
sui dirupi del male.

Voglio imparare
a declassificare
quel fascio di muscoli e neuroni
che tanto mi chiama;
voglio la sordità d’anima.

sordità

Digressione

Mosso da profondo rispetto verso il legno, lo scultore belga Xavier Puente Vilardell instaura un rapporto di empatia con la materia plasmata dal suo scalpello. Egli ci dialoga fino a conoscerne i più intimi segreti, se ne infatua e infine consuma la sua forte passione dandole una forma, facendola volteggiare in spirali, roteandola in vortici […]

via Arte e curiosità – Scultura – Il legno contorto di Xavier Puente Vilardell — Barbara Picci

Arte e curiosità – Scultura – Il legno contorto di Xavier Puente Vilardell — Barbara Picci

Digressione

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Di silenzio secco
in silenzio gioioso
passando per le essenze
e poi i graffi e le indecenze
giorni e secoli di silenzio

Non c’è migliore suono
di un cuore che batte,
scomposto nell’aria
esposto alla pioggia
un cuore piccolo
di gatto.

m.a.o.

Digressione

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L’apparente vita dei gatti
che ciondolano
e si arrampicano
col naso perso sugli odori,

paiono annoiati
e forse pronti
per aldilà dove sparire
come guardando mondi nuovi

L’apparente vita dei gatti
si incrina
quando ti vedono
la mattina e ti mordono
e ti amano

io come un gatto
vago, e da demone
colleziono mosche
cibo, odori e polvere.

apparente

Digressione

Non li voglio più sentire
i consigli della gente
che non ha portato la mia faccia

E non voglio più
darne, a facce di bugiardi
che ammettono a malapena
di essere in errore, nella strada di casa.

Non veglio più sui tempi
e mi rilasso in coccole egotiche
passiva, ammainata e vuota
abbastanza da risuonare
del suono d’erba secca.

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Digressione

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vedevo con gli occhi del cuore
il maelstrom nell’orrido
che vorticava senza sosta
e tutto estirpato, il mio buonsenso.

con la mano mi tenevo
una mano sul seno, e l’altra nel manto
che m’avevi donato, intessuto del tuo oro.

mi aggrappavo con tutta la mia forza
di debole progenie del mediocre,
ma alla fine, forse, era un sogno
e i tuoi occhi splendevano
tra le nubi nere di vergogna.

Digressione

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su corde tese
nei precipizi d’incanto
si abbarbicano gli occhi
limpidi nei tempi còrsi.

E la magia del suono
percorso da visioni di chiaro,
azzurro come l’olimpo,
le muse accecate dal mutismo
corrono danzando

come angeli d’acqua
sugli spilli
che sento ogni volta
che ti bacio.

d’acqua