uno qualunque

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Il mio cuore
È un bel deserto
Un luna park dismesso
Pieno di cemento e terrapieni:

Vento freddo soffia
Sui mari senza bagnanti
Solo grida di animali antichi
E figure di vecchi intabarrati

Il mio cuore
Un deserto asciutto
Di volpi artiche e africane
In danze d’amore sorprese
Nel mezzo delle urla dei coyote
Nella notte albeggiante

Un frinire di foglie secche
Mi riporta al momento

Un deserto
Il mio cuore;
Oasi distanti
Fra le morgane.

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cent’anni

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Nel momento stesso
in cui la miccia si accende,
si accorcia il filo
e la memoria esplode
in pezzi minimi, connessioni rivali

tra le fronde dei sogni,
il maschio ad angolo vivo
difende dagli attracchi:
fischiano sulle teste dei Proci
palle in arenaria bianca e nera
e i magazzini in macerie
vuoti di granaglie e uomini.

La guerra dei cent’anni
dura un minuto
nella mia testa.
Scelgo sempre
il nemico migliore.

Corto

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Zio Corto ha deciso, molti anni fa
che il mondo fosse troppo
stretto, largo e quadrato
per le sue mire conquistatrici.

Naviga su spiagge di canditi
e ruba ai pirati le migliori gomene,
dei tesori non sa che farsene.

Cuce molte vele, le rende larghe
usa tutte le lenzuola
che l’ospedale gli fornisce,
disperate, le infermiere,
gli hanno tolto tutto
e dorme sul materasso, spesso a terra

per allenarsi alla miseria,
lui dice.

Ma non è triste, zio Corto,
a lui piace non avere altro
che la sua stola di lino, un catino
per lavarsi con acqua di sogni
e pappette da neonati
da rifiutare ogni volta.

Sta dimagrendo a vista,
quando lo vado a trovare
mi fa misurare i polsi
e le mani grandi più del cuscino.

Eppure gli occhi
limpidissimi, spalancati
sono quelli del vero viaggiatore.

Quando morirà, lo porterò al mare
dove non è mai potuto salpare
per i suoi interminabili pellegrinaggi.

preferisco

Preferisco il mare
Di pesci a corallo
E le onde di misere
Indigenti sirene

Preferisco il rame
Sbalzato fuso
Nel tuo palmo
A crogiolo

Preferisco un arme
Di ventata, vene vuote
E occhi spenti

Preferisco
La mia testa
Piena di vermi
Alla tua
Vuota di sogni

scrivi

scriviamo per non scegliere

scriviamo per mentire

scriviamo per colmare

scriviamo per morire

scriviamo sopra i muri, l’amorenostalgia

scriviamo ancora assenti, alla vita, al suono

alla gioia

scriviamo migliorando il tiro, ai nostri bersagli prediletti

scriviamo e montiamo la censura (che se ne parli male, ma se ne parli)

scriviamo in blog, quaderni e incunaboli,

sulle scale dei deserti abitabili

scriviamo e dimentichiamo, proviamo e scalciamo

scriviamo il dissenso la morte la malattia

scriviamo

 

scrivi (amo)

scrivi? io amo.

Immagine

uguale

Ho deciso: non ho niente da perdonarmi

sugli alianti incendiati dal sole

le balene, insieme alle parole, girano

a vuoto, a volte, a capofitti e capodogli

bisbigliano le stelle, quelle dell’amaro anno che passa

 

eppure anche oggi

benedico

il mio visionario progetto

 

voglio un anno

ho deciso, e lo farò

voglio un anno

uguale a questo.

funi.vie

alla fune sta la fine,
così rincaro la dose del pezzo
in metallo liquido, in geloso solido
muore un vicolo, nasce un simile

perchè sia vicino
lo tiro a me, lo viro al sodo
perchè sia pulito
lo sorrido, vincite e guadagni
proprio come un silenzio dopo i danni

la dopamina
fa effetto
serotonina
e felicità

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