Faccia da dittero — il misantropo ignorante

*** Ho sempre odiato gli insetti il loro ronzio e le loro zampette. Insistenti poi, sia che essi siano terra-terra o terra-aria. Quando si mettono in testa una cosa non la cambiano a morire e bisogna ricorrere alle misure estreme quando a causa della loro stupida insistenza si fissano nel venirti addosso (soprattutto quelli muniti […]

via Faccia da dittero — il misantropo ignorante

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arresti

arcanoxiii

Un giorno, non molto lontano,
avrò gettato alle ortiche
i miei velleitarismi, ridotti
a mangime per la terra arida,

inseminata, così
fruttificherà e potrò cogliere
e confezionare le migliori marmellate
di sana insipienza. Con zucchero
e gelatina, all’ibrata,
spalmare i miei arrosti di male

e infine, poltrire felice
con la pancia piena
delle molte riscosse, dei tanti
golosi, che prenotano alle domeniche.

Per ora, faccio la fame.

Gocce 

Che tu dorma

e riposi

su questi pendii

che a poco valsero, 
Che tu scenda

trascinandoti il sangue

abbracciato a idee peregrine
che appoggi poi

la mia meno nota cospiratrice

sui tuoi puntuti scogli, 

gocce gentili e tiepide

a riempire il mare

del tuo scontento ardore. 
Che tu dorma e io vegli, 

come ali di corvo

sulle nuvole cariche di fulmini

che ti tiri dietro, alla gola. 

liver

È sopravvalutata
la libertà di parola,
pubblicazioni nero su bianco
delle nuvole di aggiornamento
gravitanti, sul mio stomaco.

È un sopravvalutarsi
ciclico, che s’è accresciuto
in secoli e secoli di buia virtù.

Dai fogli parigini
ai circoli viennesi
passando per madame de stael
e poi giornali, e quotidiani
e stampa, e fumetti
e cuore.

La livida coltre
che appare al mattino
al clochard, disteso
sul marciapiede grigio,
intravista tra cisposità e miopia
è tutto ciò che resta
della libertà di parola.

Meglio, molto meglio
coltivare la livertà.

contro natura

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Correre controvento
cospirare nel mentre
di un governo giusto, libero
e sano.

Il minimo spostamento
d’aria e virtù
si sente, da quaggiù
dove striscia il peggio
dove ammazza il buono.

Negarmi, negare
e poi ancora indossando
i panni degli altri
che mi stanno stretti,
son troppo rigidi, troppo stirati

e a me piace
sporcarmi di terra, di inibizioni
e di lunghissime porzioni di mutismi.

Andare con la corrente, per farsi nascondere
come un veleno travestito da cura
qui, nell’incavo del braccio
suggo il miele
del mio sole nero.

ormeggi

Ci sarà forse un segno
un manifestarsi oscuro
che ti pone oltre le regole
che ti mina il meglio.

Ci sarà un’asticella
che si alza e si abbassa
trancia le dita, discolora
e la sensazione perenne
di comportarsi per bene
ti atterra, ti massacra

perché le persone normali
non si comportano così
perché le persone normali
hanno un limite.

Peccato che sia dove iniziano
i tuoi, la loro paura.

Meglio correre piano
o camminare svelti?
Tenere la corda e sanguinare
o lasciarla per annegare?

Circoli

È inutile che ti ingegni
Che ti nascondi
Dietro mura di dita
E mi dici ti vogliamo bene
Quando il bene è altro da me

Quando nulla mi potrà consolare,
È inutile pensare, sperare
Nel vuoto riempito
Nelle mie volgari aberrazioni

Perché è un conto essere andati
Per forza, per scelta
Ma un altro è aver perduto
Tutta la mia vita, e la sua,
Dietro a nuvole impallidite
Perché tanto, state bene
Ridiamoci sopra.

Io non lo voglio sapere
Io non lo voglio sapere
Io, non vi voglio.

 

 

pia

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Se nel deserto
ci fosse l’ultima delle cattedrali
non saremmo qua a discutere
di mercenari, di morti, di colpevoli

ma la mia collina
è sempre più alta della tua
colma, collima
con te, col tuo voluttuoso spensare.

Il sacerdote dell’ultima regola
alza le mani, appende le ostie
ai ganci incandescenti;

tu hai un cuore,
forse mi assassineresti
io, io non ho un cuore
non posso essere uccisa.

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