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Prendo massa.
Prendo peso
E perdo meno.
Mi preparo
Per l’agone.

Prendo massa
Attiro atomi
Uno via l’altro
Le abbondanze di molecole
Si sentono, in arrivo
Con leggeri fragori di bilie.

Il modesto compenso
Di un abito sdrucito
Riempito di massa, di masse
In massimi calcolati al netto.

Così, lievita, gravita
Divento un pianeta
Minuscolo, ma denso
Di nero fluido.

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In un’unità rosea
si scalda il giorno
e salta a piedi pari
nelle pozzanghere dorate.

Il meraviglioso fluire
dei capelli dell’alba
e le vicine imprecisioni
di foglie rotte, di venose mani bianche.

Mi cambio, nel primo freddo,
la nascosta imperfezione
lei, giustificata
e sonora d’ape e sciolti melliflui
mi fa scaldare
al troppo ardire
di me e te.

a

 

Sui viali
i merli saltellano
con gli occhi gialli e tondi
obiettivi lungimiranti,
sul tempo che sarà.

Crocchia il santo cielo
nei deserti alberati
tigli e cigli
corruschi.
Nubi di anemoni
e impiccagioni a buon mercato:
i frutti dell’autunno
sono crudelmente dolci.

Stagione di morti apparenti
e vite al tramonto;
nei crepuscoli vive
il signore albino Ultimo.

Camminando insieme al cane,
giusto come il tempo,
sorridendo a guai e incarnito,
il giorno tra i capelli.

Correndo e strisciando
e la vita, scivola e piange
scende e piange
come me
vicino a te
grata.

 

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Come nelle bolle
l’aria imprigionata
quei giorni d’eterni
cristallini d’opaco dolore

Bolle di vetro antiproiettile
antivita, antitutto.

Me le trovo bianche
di polvere e le spolvero
tra i piedi delle mattine

Tutto appare uguale
e non mi muovo.
Mi inchiodano al mondo perduto
al tempo ritrovato,
dove io sono una che non conosco
poi così bene.

Tra

i terremoti
le cose che non so dire
e i primi piani
dei gorghi domenicali

La terra curva
in velocità
il tempo le sta dietro
arranca sulla verità.

Mari spazzati
da venti cosmici.
Nella distruzione occipitale
solo ritagli di unghie
e fogli anneriti di giornale.

2

Il mio gatto è una palla di pelo snella e salterina, calda e setosa. Si chiama Orfeo, perché da tutta la vita sognavo di averne uno e dargli un nome mitologico, da mitofila che sono.
Stranamente, dopo poco tempo, ha cominciato ad assomigliare al suo nome, quando l’abbiamo adottato. Tanto che ora non riuscirei ad immaginarlo Pallino o Gianluigi.
Era una palletta di quattrocento grammi spelacchiata, bianca e rossa, che stava comodo in una mano (e le mie sono piccole). Le prime tre notti era disperato, miagolava continuamente alla porta della camera, così sono stata sul divano a coccolarlo nel cuore della notte. Dormiva allora solo in cinquanta centimetri quadri di divano, e da lì non si schiodava. Mi dormiva addosso appena poteva, su qualunque parte del corpo. Poi, ha iniziato con calma ad esplorare la casa.
Mi sono disperata dopo la prima settimana, perché vomitava, aveva diarrea ed era tutto spento. Non riusciva a tenere in corpo né una crocchetta né l’acqua.
Poi è passata e ha iniziato a ingrassare e crescere ed è diventato un signor gattino di attuali quasi sei mesi.
Ha due occhi enormi e verdi e un campionario di versi che usa con noi (i suoi stupidi gattoni lenti) e spesso per parlare da solo. Fa moltissimi discorsi da solo: quando gioca, passeggia o esplora.
Ovviamente, fa un sacco di disastri e di meraviglie.
In disordine:
– Quando fa la cacca a volte si sporca molto il culo e lascia pennellate in giro (chez Orfeò). E mi tocca pulirgli il culo. Ovviamente, protesta, ma si fa toccare senza problemi. Non ha nemmeno tentato la fuga quando gli ho dovuto lavare una zampa con acqua e sapone (indovinate sporca di cosa?).
– Adora infilarsi sotto i mobili della cucina ed esce nero, unto e coperto di ragnatele quarantennali.
– Finisce in armadi, cassetti, mobiletti, borse e scatole. E poi non sa uscirne.
– Ha buttato TUTTI i suoi giochini (comprese innumerevoli palline di carta o stagnola) sotto misteriosi superfici, che ho scoperto oggi essere il divano.
– Attacca i piedi sotto le coperte, le caviglie nude, i polpacci, il naso, il viso, i miei capelli, le mani, le braccia, insomma tutto ciò che gli capita a tiro e vede muoversi, con zanne e artigli (Ahia! Orfeo!)
– Mi mangia e lecca i capelli.
– Morde con convinzione, ma ora meno.
– Cammina tra i piedi e a volte cado o gli do calcetti senza intenzione (Orfeo, spostet! Non ti vedo!)
– Se lo guardi intensamente e gli parli, inizia a rombare forte. O ti attacca.
– Ama infilarsi sotto la trapuntina del letto e restare a fare il bozzo con fusa. Sospettiamo si addormenti sul serio.
– Sta in braccio come un bimbo.
– Sale sul tavolo di cucina quando mangiamo o prepariamo e vuole assaggiare TUTTO.
– ADORA latte e derivati, carni, salumi, tonno, pesce e le ZUCCHINE AL VAPORE. Le ruba, eh. È proprio un gatto da cassonetto. Fosse per lui mangerebbe tutto. Odia però il caffè e le bevande gassate.
– Se gli fai qualche suono strano con la bocca, si allarma. E noi lo facciamo quando sta dormendo o miagoliamo per svegliarlo :D.
– Rovescia la ciotola dell’acqua: siamo arrivati a mettergliene un dito nella ciotolina più pesante e stabile che abbiamo. E niente, la versa uguale. CHE-NER-VI.
– Ti aspetta la mattina quanto ti alzi e ti accompagna in bagno e a colazione, senza smettere di rombare, strusciarsi, giocare e chiamare.
– Sta imparando a riconoscere dai suoni e dagli orari quando torniamo a casa.
– Ha un’amica gatta, due piani sopra e giocano, esplorano il palazzo insieme. Peccato sia della ex del mio pulcino. La vita non è perfetta, ma di sicuro ha un alto senso dell’ironia.
– Segue con passione seduto davanti alla tv calcio e documentari di animali.
– Quando ti nascondi (o meglio, nascondi gli occhi), lui ti viene incontro a scatti per farti l’agguato. Tipo leone nella savana.
– ADORA giocare a rincorrersi e spesso chiama con un MAU o zampate dolci sulla gamba.
– Ha i suoi posti preferiti per dormire, che ruotano a seconda dell’ora della giornata. Ovviamente non calcola di striscio la sua cuccia.
– Ha scoperto le gioie della copertina in pile.
– Quando fuori ci sono rumori molto forti si rintana in luoghi distanti e bui ed esce dopo almeno una quarantina di minuti.
– Se uno di noi lo tiene in braccio e l’altro fa cose altrove, vuole fissarlo e fargli fusa da lontano.
– Si riesce ad accendergli il rombo solo parlandogli e fissandolo negli occhi.
– Quando vuole giocare miagola in preda alla tristezza nostalgica per casa e la riempie di MAUUUU disperati.
– Verso il primo mese gli si sono rotte tutte le vibrisse: erano piegate a novanta gradi, come si fosse incastrato nelle ante. Ora sono ricresciute bellissime e sbilenche.
– Quando facciamo la pennica pomeridiana, viene anche lui a farla. Però sta abbastanza distante per non farsi toccare: amici va bene eh, ma manteniamo le distanze.
– È riuscito a sventrare due topi di stoffa (topo disabile, topo busone) che ho ricucito e sembrano reduci di guerra. Togliere la coda a un topo di plastica (topo originario). Insomma, se può strappa.
– Fa delle combo bellissime: salsicciotto per la porta e topo o preda in bocca, scalcia forte sul salsicciotto.
– Ama mettersi alla finestra della cucina e osservare gli uccelli, ascoltare i suoni e guardare il cielo. E mangiarmi le piante.
Adoriamo il nostro micio e se potessi, gli farei fare il giro del mondo per correre fuori nel verde, nei boschi, insieme o da solo. Ma lui pesa tre chili ed è alto venti centimetri. Se il mondo fosse a misura di Orfeo, glielo donerei tutto, curioso com’è lo vedrebbe con gioia e gli occhi enormi. Perché è il nostro micio adorato, anche se ROVESCIA L’ACQUA (CHE NERVI) non lo cambierei di una virgola. Sono grata di averlo adottato e di condividere la vita con lui.

 

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